EXCALIBUR 117 - agosto 2020
in questo numero
"Arcobaleno di sera"
Il battagliero settimanale cagliaritano di Marcello Serra che appoggiò il Msi delle origini
di Angelo Abis
Marcello Serra (Lanusei 1913 - Cagliari 1991)
"Arcobaleno di sera", settimanale fondato a Cagliari dallo scrittore Marcello Serra nel 1946 e stampato, anche se non regolarmente, sino a tutto il 1949, ebbe collaboratori di rilievo quali Ennio Porrino, Nicola Valle, Francesco Alziator, Tito Stagno, l'Avv. Cesare Oliveti e il giornalista e scrittore Peppino Fiori. Come si può notare gran parte dei primi collaboratori era legata a Marcello Serra(1) dalla comune esperienza giornalistica svoltasi nella redazione della rivista del Guf (Gruppo Universitario Fascista) "Sud Est"(2).
"Sud Est", a differenza di tutte le altre pubblicazioni dei Guf, sorse nel 1934 non per decisione del partito fascista, bensì dal basso, per volontà di un gruppo di universitari cagliaritani reduci dai Littoriali della Cultura che proprio in quell'anno si erano svolti a Firenze.
Il giornale cessò le sue pubblicazioni a seguito del terribile bombardamento del 28 febbraio del 1943 che distrusse la tipografia in cui il giornale veniva stampato. "Arcobaleno di sera", al suo sorgere e sino ai primi mesi del 1948, si astenne volutamente dal partecipare alla vita politica per ovvie ragioni di prudenza, dato il passato di alcuni suoi collaboratori.
Ma non appena, con l'indizione delle elezioni politiche del 18 aprile del 1948 a cui il Msi fu ammesso a partecipare, apparve chiaro che gli ex fascisti avevano riacquistato cittadinanza politica, il giornale si schierò apertamente a favore del Msi, divenendone in pratica l'organo ufficiale sia nel corso delle elezioni politiche che nelle successive elezioni regionali del 1949.
È difficile tracciare in termini molto netti a quale "anima" del Msi il giornale facesse riferimento. In linea di massima si può affermare che erano tenuti in sordina gli aspetti nostalgici, non trascurando neanche la presa d'atto degli errori e delle contraddizioni del passato regime. Non v'è dubbio che il giornale era su posizioni nazionaliste, ma di un nazionalismo privo di toni accesi e sostanzialmente moderato. A differenza della stampa missina nazionale, "Arcobaleno di sera", pur non mostrando particolari aperture verso gli altri partiti, tuttavia manifestò, soprattutto nel corso delle elezioni politiche del '48, una certa considerazione e anche rispetto persino nei confronti del Pci. Del resto, vuoi per rapporti di parentela, di amicizia o di semplice conoscenza, vuoi per l'innata propensione del Sardo e in particolare del Cagliaritano a considerare assolutamente secondario il dissidio politico o ideologico, vuoi per il fatto che la Sardegna non aveva conosciuto la guerra civile, nelle prime elezioni il dibattito politico e il confronto con gli avversari fu, in linea di massima, sempre molto civile.
In relazione poi al problema sociale, non si andò mai oltre ad una generica solidarietà nei confronti degli operai e dei ceti meno abbienti. Del tutto assenti, o quasi, i riferimenti alla socializzazione e al corporativismo. Assolutamente ignorate le correnti di destra e di sinistra che pure agitavano il Msi nazionale, come i dissidi fra i principali leader del partito. Agli inizi del '48, quando il giornale si caratterizzò politicamente, apparvero i primi articoli di esponenti sardi del partito: Giovanni Maria Angioy, Mario Pazzaglia, Casimiro Allieri e di missini del continente: Edmondo Cione, Diano Brocchi, Giorgio Almirante. Fra le prime uscite del settimanale, il 22 febbraio del '48, un gustoso resoconto su un movimentato comizio tenuto dal sindacalista comunista Di Vittorio in Piazza Yenne: «A tarda sera, all'esaurirsi del discorso, alcuni manifestini aleggiarono sul capo dei comizianti: erano manifestini miti e non offensivi lanciati dagli aderenti del Msi. Ma i comunisti ravvisarono in essi gli estremi della provocazione e corsero dalla Piazza Yenne alle vicine scalette di Santa Chiara ove è posta la sede del movimento. Volarono schiaffi, insulti e percosse».
Chiaramente pro la Fiamma un articolo di Sergio Montanari, datato 28 marzo 1948, dal titolo: "In ritardo di un secolo il carbonaro Marengo". L'incipit era una rappresentazione plastica della sezione del Msi cagliaritano e del mondo umano che la frequentava: «In un locale situato in fondo a Piazza Yenne, presso le scalette di Santa Chiara, è la sede del Msi: stanzone buio dalla volta a botte che scende bassa sulle pareti, senza suppellettili, all'infuori di una scrivania e di qualche sgabello; in fondo una grande bandiera; sui muri tracciati a colori disegni simbolici tra cui la grande fiamma tricolore che costituisce il distintivo del movimento. Null'altro. Sabato sera, due ore prima del comizio (di Marengo, ex segretario del partito fusionista, n.d.r.) il locale era molto affollato. Nella penombra della stanza, che riceve luce dall'ingresso, tanto che l'ambiente sembrava una rimessa o una grotta, piuttosto che la sede di un partito, le braci di molte sigarette ardevano intorno a capannelli animatissimi».
L'11 aprile del '48 viene riportata una dichiarazione, alquanto veritiera, del liberale Avv. Francesco Cocco Ortu: «Il Msi è un partito di sinistra non marxista». Nella stessa data rabbiosa e scontata la reazione dell'esponente del Pci Velio Spano, dopo il successo di un comizio del Prof. Mariotti ad Alghero: «Sono criminali fascisti, finiranno a Piazzale Loreto». Il giorno delle elezioni, il 18 aprile del '48, viene presentato un identikit di G.M. Angioy: «Laureato in scienze politiche, vissuto per 7 anni in Eritrea, catturato durante la ritirata in Tunisia dalla legione straniera, 6 anni di prigionia in India, non collaboratore», pieno di elogi per la sua attività elettorale. Viene presentato come politico moderato, dialogante e persino comprensivo delle ragioni dei comunisti. Crede alla buona fede di molti comunisti e giustifica il loro estremismo e il loro settarismo con ciò che hanno subito.
Terminata la campagna elettorale, il risultato non fu certo esaltante per il Msi. Per un certo periodo "Arcobaleno di sera" mise tra parentesi la politica. Ma questa si fece di nuovo viva molto prima delle elezioni regionali sarde che avrebbero avuto luogo l'8 maggio del '49. Il 12 luglio del '48 comparve un articolo di G.M. Angioy dal titolo molto intrigante, "Autonomia male minore - può trarre la Sardegna qualche vantaggio dalla consulta?". G.M. Angioy, nell'articolo, prospettò delle tesi che fanno a pugni con quello che era allora il bagaglio culturale e politico del Msi, radicalmente avverso a qualunque tipo di autonomia regionale.
Ma ecco le espressioni più qualificanti e più eretiche dell'esponente missino: «La crisi dei partiti in Italia e in Sardegna minaccia alla vigilia delle elezioni regionali di frantumare le forze nel momento in cui maggiormente avrebbero ragione ed esigenza di essere unite [...]. È evidente che in una lotta come quella regionale [...] è più facile trovare fra gruppi non antitetici una ragione di intesa su quelle basi comuni che legano uomini di diversi orientamenti [...]. Non vi è dubbio ad esempio che una posizione comune a tutti i partiti costituirebbe un freno all'indiscriminata applicazione di quelle decisioni di ordine generale che mal si adeguassero alle peculiari condizioni locali».
Nella sostanza il leader missino apriva a tutti i partiti antifascisti nel nome di una comune difesa degli interessi della Sardegna, invitando tutti (e quindi anche lo stesso Msi) ad abbandonare le sterili pregiudiziali ideologiche che caratterizzarono le elezioni politiche del 18 aprile del '48 e a ribellarsi alle tendenze autoritarie e antiautonomiste di tutti i partiti.
Anche se non abbiamo trovato nessun riscontro, non è tuttavia difficile immaginare che le tesi di G.M. Angioy siano state accolte con molta freddezza o, quantomeno, ignorate. Tant'è che l'esponente missino, nel corso della campagna elettorale, propagandò idee completamente diverse.
Dal suo canto "Arcobaleno di sera" diede inizio alla campagna elettorale regionale nel numero del 7 gennaio 1949 con un appello fortemente antiregionalista rivolto a tutta la stampa nazionale: «Ravvisando nella riforma autonomistica incombente sull'Italia, non solo un gravissimo pericolo per l'unità, ma anche per la stessa indipendenza [...], rivolgiamo un fervido appello alla stampa italiana, di eguale opinione, per organizzare un vasto fronte giornalistico antiautonomistico nazionale allo scopo di indurre il governo di recedere dalla sua decisione di celebrare le elezioni regionali entro il corrente anno 1949».
Nel numero del 17 febbraio 1949 venne integralmente riportata la dichiarazione conclusiva dell'assemblea dei quadri provinciali del Msi tenutasi il 13 febbraio nei locali del cinema "Eden", che ribadiva senza mezzi termini la radicale opposizione del partito all'autonomia regionale: «L'assemblea provinciale del Movimento Sociale Italiano, riunitasi nell'imminenza delle elezioni del consiglio regionale, constatato che il popolo è stato messo, senza consultazione, di fronte al fatto compiuto dell'ordinamento autonomistico [...] denuncia nell'autonomia regionale aspetti eccessivi e pericolosi per l'unità della Patria e dichiara la propria avversione a un sistema costituzionale estraneo al sentimento degli Italiani».
"Arcobaleno di sera" concluse, però, la campagna elettorale con due note se non proprio allegre, quantomeno ironiche.
Nel numero del 28 aprile apparve un attacco, in punta di fioretto, contro l'esponente democristiano Enrico Sailis: «Il Prof. E. Sailis nel suo discorso per le elezioni regionali, professandosi vecchio e irriducibile antifascista, si scaglia contro gli aderenti del Msi. Ora c'è chi si chiede se è quell'Enrico Sailis che scrisse "Nella camera dei fasci e delle corporazioni" edito a Milano da Giuffrè nel 1939 - anno XVII E.F.».
La seconda nota, di sapore goliardico, aveva come titolo: "Tiritera come scongiuro contro l'autonomia". Non è altro che una filastrocca in versi:
«Senti questo, senti quello / Si assomiglia lo stornello / Si combattono a vicenda / Ma non cedon la prebenda / Scudi e croci, bende e mori / Sono i simboli esteriori / falci, torchi e "forza paris" / sono i soliti sipari: / dietro un branco di arruffoni / fanno allegre previsioni / di spartirsi in parti uguali / seggi e uffici regionali / E lo stemma in questo imbroglio / È uno solo. Il portafoglio / Senza il quale io vi saluto / sardo, autonomo e sfottuto».
(1) Riguardo la vita di Marcello Serra vedere il volume di Angelo Abis "Il fascismo clandestino e l'epurazione in Sardegna 1943-1946", pag. 25, n. 26, Gia - G. Ariu Editore, Cagliari 2013.
(2) Una raccolta incompleta del giornale è reperibile presso la Biblioteca Universitaria di Cagliari, coll. Giornali, n. 250.
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