Excalibur rosso
Sotto il Parlamento metteremo la dinamite!
Pare inarrestabile la crisi dell'istituzione madre dello Stato
di Angelo Abis
Il Parlamento si svuota progressivamente di ogni autonomia e potere
Tranquilli! Il titolo è solo l'inizio di una canzoncina che i giovani neofascisti (compreso il sottoscritto) cantavano almeno per tutti gli anni '60.
Ecco la strofa della canzone: «E sotto il parlamento metteremo / la gioventù fascista ve lo dice / che sotto il parlamento metteremo la dinamite! / E se qualcuno non vorrà / rivoluzione noi farem... rivoluzione!».
Ma non è che a sinistra fossero da meno: «E il Vaticano brucerà / con dentro il Papa / e se il governo (democristiano, n.d.r.) non vorrà / rivoluzione noi farem... rivoluzione!».
Per questo motivo siamo sobbalzati nella sedia quando abbiamo letto che gli amici di CasaPound (i fascisti del 3º millennio) sono schierati contro la diminuzione dei parlamentari.
Ci siamo, però, subito rinfrancati: anche l'Anpi (l'Associazione Nazionale Partigiani) è schierata sulla medesima posizione. La qual cosa ci ha fatto capire che la disputa sull'utilità o meno della riduzione dei parlamentari è pura accademia paragonabile alla bizantina disputa sul sesso degli angeli, proprio quando Bisanzio stava per essere espugnata dai Turchi.
La realtà vera è che il parlamento storicamente sorge come espressione della volontà del ceto alto borghese tesa a limitare il potere monarchico, aristocratico e del clero.
Esaurita tale funzione col presentarsi sullo scenario della storia delle grandi masse, il parlamento si svuota progressivamente di ogni autonomia e ogni potere.
E non c'entra niente la democrazia o la costituzione: chi ricorda come in piena prima repubblica fu sostanzialmente tolto ai parlamentari il diritto al voto segreto e all'ostruzionismo?
Ecco perché Conte, manco fosse uno Stalin qualsiasi, ha potuto, motu proprio, decretare lo stato di emergenza e costringere un intero popolo al domicilio coatto senza neppure una convocazione straordinaria delle Camere.