EXCALIBUR 119 - ottobre 2020
in questo numero
L'incursione aerea del 13 maggio 1943 (da Excalibur 73)
Ricordo del bombardamento aereo di settant'anni fa a Cagliari
di Emilio Belli
Sopra: dislocazione delle batterie nell'area di Cagliari
Sotto: Capo Sant'Elia, febbraio 1942, il Gen. Galbiati ispeziona la centrale di tiro della Batteria C.135 e l'incursione aerea del 13 maggio 1943
Per quanto siano ormai trascorsi settant'anni, sono ancora presenti a Cagliari, soprattutto in Piazza Palazzo e nelle sue adiacenze, i resti di case sventrate dai bombardamenti aerei alleati che nel febbraio-maggio 1943 devastarono i quartieri storici causando oltre un migliaio di morti, innumerevoli feriti e non meno di 40.000 senza tetto.
L'articolo dell'Arch. Salvatore Rattu, pubblicato nel dicembre del 1948 dalla rivista Edilizia Moderna, fornisce il consuntivo dei danni. Dei 4.500 fabbricati che all'inizio della guerra costituivano il patrimonio edilizio della città, 720 erano stati completamente distrutti e 540 gravemente danneggiati, mentre 2.295 erano gli stabili sinistrati e 855 quelli mancanti di porte e finestre a causa degli spostamenti d'aria.
Per comprendere la ragione delle incursioni su Cagliari occorre tener presente che in seguito allo sbarco anglo-americano in Marocco e in Algeria (Operazione Torch), avvenuto nel novembre 1942, il bacino occidentale del Mediterraneo diventò l'epicentro della guerra aero-navale e la Sardegna, data la sua posizione baricentrica, venne a trovarsi in prima linea, risultando di fondamentale importanza per le operazioni italo-tedesche volte a colpire dal mare e dal cielo i convogli e le principali basi logistiche degli Alleati costituite dai porti di Algeri, Bougie, Philippeville e Bona. Infatti, non solo era più agevole per i sommergibili dislocati a Cagliari e a La Maddalena raggiungere le zone di operazione, ma ne traevano vantaggio anche i reparti aerei dell'Asse stanziati in territorio sardo. come pure quelli provenienti dalla Sicilia e dalla Penisola che utilizzavano l'Isola come scalo intermedio.
Per porre termine ai frequenti attacchi, la "Strategic Air Force" statunitense scatenò contro le basi della Sardegna una pesante offensiva, avviata il 7 febbraio 1943 con il bombardamento dell'aeroporto di Elmas. Fino ad allora era stato l'intensificarsi delle azioni inglesi sui campi di volo del Basso Campidano a destare preoccupazione, tanto da indurre la Regia Marina, cui competeva la difesa del Settore Militare Marittimo di Cagliari, a rafforzarne il dispositivo contraereo.
Pianificato nella metà di gennaio, cominciò a prender corpo in maggio quando sul litorale del Poetto diventò operativa la prima batteria armata con cannoni da 90/53. Non mancò peraltro l'apporto dell'alleato, che destinò alla difesa della città due batterie mobili da 88 mm (Bonaria e Giorgino) e nel corso della primavera attivò sulle coste una catena di stazioni radar, tre delle quali, identificate in codice come Stier, W3 e Saturn, erano state installate a Capo Sperone (Sant'Antioco), Punta Planedda (Teulada) e Monte Agumu (Pula). La postazione W3, che era fornita di apparato Wassermann da avvistamento lontano, entrò in funzione il 25 febbraio.
Delle quattro incursioni che interessarono Cagliari nella prima metà del 1943, quella di maggiori proporzioni fu posta in atto dagli Alleati il 13 maggio, impiegando 197 bombardieri: 103 quadrimotori Boeing B.17 Flying Fortress e 94 bimotori, di cui 60 B.25 Mitchell e 34 B.26 Marauder. La scorta era formata da 152 caccia bimotori Loockeed P.38 Lightning (Fulmine) e 34 monomotori Curtiss P. 40 Warhawk (Falco di guerra).
Ripartita in due formazioni di analoga consistenza, questa imponente massa di aerei decollò intorno a mezzogiorno del 13 maggio dagli aeroporti della zona di Costantina.
L'analisi delle fonti permette di ricostruire lo sviluppo dell'incursione, ed al riguardo il Diario di Guerra della 4a Legione Milmart e il rapporto del tiro contraereo, consultabili a Roma nell'Archivio della Marina Militare, offrono una corretta valutazione della forza attaccante, delle modalità operative e dell'azione della difesa.
Alle 13,26 il radiolocalizzatore di Capo Sperone rilevò a circa 80 km di distanza la testa della formazione dei B.17 quando si trovava ancora al largo di Capo Carbonara. La segnalazione fu confermata sette minuti più tardi dalle Stazioni di Vedetta di Torre Fenugu e Mortorio. Procedendo a 7.400 metri di quota con rotta Sud-Ovest la prima ondata di B.17, stimata di 30 aerei, comparve sul cielo di Cagliari alle 13,36 dando immediato inizio al bombardamento. In poco meno un'ora ne seguirono altre tre, l'ultima delle quali sganciò il suo carico di bombe alle 14,20.
Mentre si concludeva questa fase si avvicinava rapidamente all'obiettivo anche la formazione dei B.25 e B.26. Più serrata della precedente, venne avvistata alle 14,19 dal semaforo di Capo Spartivento a quota media (3-4.000 m) con rotta da libeccio a greco e alle 14,28 raggiunse la città, che in pochissimi minuti venne sommersa dagli scoppi quasi contemporanei di 272 bombe. Nel corso dei sette attacchi diurni ne furono sganciate 887 da demolizione, del peso di 1000 libbre (454 kg), e 6 da 500 (227 kg) di impiego generale, per complessive 403 tonnellate di alto esplosivo che devastarono l'area urbana dal porto fino ai quartieri periferici di San Benedetto e di Bonaria.
Ai danni dell'incursione statunitense si aggiunsero quelli causati nella notte da 23 bimotori britannici Wellington che a partire dalle 22,39 scaricarono altre 49 tonnellate di ordigni, fra cui quattro blockburster da 4.000 libbre (1.800 kg), che caddero nel Largo Carlo Felice e in Via Roma. Durante questo attacco entrò in azione per la prima volta anche la batteria del Poetto.
Passando a considerare le prestazioni della difesa, si deve tener conto che la situazione ambientale rendeva Cagliari indifendibile, non essendo possibile schierare le batterie in posizione avanzata, senza tuttavia trascurare che una ragguardevole forza aerea riesce sempre a violare lo sbarramento dell'artiglieria e a colpire l'obiettivo, come ben dimostrano le devastazioni subite dalle città inglesi e tedesche nella seconda guerra mondiale.
Per quanto concerne la contraerea, pur non riuscendo a fermare l'attacco diurno fece del suo meglio per contrastarlo. Lo evidenzia il fatto che quando i B.17 entrarono nel raggio d'azione delle batterie (per i 102/35 la distanza telemetrica era di 8.000 metri) furono accolti da un fuoco ben centrato che danneggiò numerosi apparecchi, diversi dei quali si allontanarono con incendi a bordo. I rapporti americani accertano che quelli colpiti furono diciotto: quattro della prima formazione, tredici della seconda, uno soltanto della terza. Anche in assenza di abbattimenti è da ritenersi un buon risultato, purtroppo limitato alle due ondate iniziali in quanto dalla successiva l'efficacia del tiro diminuì sensibilmente per le interruzioni causate dalle bombe al sistema di comunicazioni via cavo fra la Centrale Operativa, le batterie e la rete di avvistamento, cui si ovviò via radio, ma solo in parte.
E veniamo all'intervento dei caccia. Per intercettare i quadrimotori, fin dalle 13,27 si erano levati in volo dal campo di Monserrato 29 Me 109 e 9 Macchi 202, ma gli attacchi ai B.17 non diedero risultati apprezzabili, mentre nei combattimenti ingaggiati al largo di Capo Spartivento con i caccia di scorta, nonostante l'inferiorità numerica, gli aerei italo-tedeschi riuscirono ad abbatterne cinque, subendo la perdita di un Me 109 e di due Macchi.
Gli Alleati fecero credere che il raid fosse dettato dall'esigenza strategica di neutralizzare il porto di Cagliari, invece si trattò di un'operazione terroristica finalizzata a fiaccare il morale della popolazione italiana, come avvalorato dai volantini propagandistici lanciati dagli aerei inglesi. Peraltro si rivelò inutile giacché il porto, dopo il bombardamento del 31 marzo, era quasi inagibile al naviglio mercantile e poco frequentato anche dai sommergibili. Tale situazione, che non poteva sfuggire alla ricognizione nemica, era dovuta al trasferimento a La Maddalena e negli ancoraggi della Corsica meridionale della gran parte dei battelli del 7º Grupsom, essendo Cagliari ormai troppo esposta all'offesa aerea.
A ben vedere il maggiore successo dell'incursione anglo-americana fu l'annientamento di una città semidistrutta, poiché non possono ritenersi risultati di rilievo l'affondamento del smg. Mocenigo, ormeggiato per lavori al Molo della Capitaneria, e la distruzione di 400 fusti di benzina accantonati a Montemixi in un deposito della Regia Aeronautica.
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