Excalibur blu
La disciplina è arma di vittoria
Disciplina come attitudine, non come imposizione
di Angelo Abis
Francobollo "Serie imperiale" del 1942
La frase ormai nota solo ai collezionisti di francobolli, mi è venuta in mente quando, il mese scorso, a fronte dell'epidemia covid calante in Italia e in ascesa nel Regno Unito, il presidente Boris Johnson ebbe a dire: «L'Italia ha meno casi di noi? Il Regno Unito ama la libertà!».
Come per dire che loro sono i nipotini di Churchill e noi di Mussolini e cioè libertà contro autoritarismo. Offendendo così tutti: Italiani, Inglesi, Churchill e Mussolini.
Lasciando perdere che Churchill sino al 1938 fu nel libro paga del quotidiano del Duce "Il Popolo d'Italia", Mussolini in un discorso alla Camera del 1934, quando la crisi economica del '29 attanagliava ancora l'Europa, ebbe a elogiare la disciplina del popolo inglese, portandolo come esempio per sé e per tutti gli Italiani.
Va da sé che Mussolini non considerò la disciplina inglese una mera propensione a sottostare all'autorità, bensì la ascrisse nella secolare attitudine di quel popolo ad accollarsi grandi sacrifici personali quando l'interesse nazionale lo richiedeva.
E qui veniamo alle cose di casa nostra, dove, in genere, l'ubbidienza e la disciplina sono cose sacrosante per gli altri, mentre per noi esistono solo i diritti.
Il tutto aggiunto a una totale disistima della classe politica e delle autorità in genere. D'altro canto le nostre classi dirigenti nutrono grande sfiducia nei cittadini.
Sono tutte figlie di quella disgraziata frase pronunciata non si sa se da Cavour o da Massimo D'Azeglio: «Fatta l'Italia, bisogna fare gli Italiani».
Per cui l'autorità trascende spesso nell'autoritarismo e nel sopruso per i poveracci e nei privilegi e nelle immunità per chi la esercita.
Per passare dalla teoria alla pratica: mettete la mascherina quando lo ritenete utile per voi e per la vostra comunità, altrimenti lasciate perdere.
Conte se ne farà una ragione.