Excalibur verde
L'uomo solo al comando
Tragedie e commedie dell'uomo solo al comando, da Cesare a Conte
di Angelo Abis
Vincenzo Cannuccioni, Morte di Cesare, 1806
Ci risiamo! Renzi sbotta: «Abbiamo mandato via Salvini per non dargli i pieni poteri, ma non è che li diamo a Conte!».
E sì che lui di pieni poteri se ne intende! Per non farglieli avere, in quel fatidico dicembre del 2016, data di votazione sul referendum di modifica della Costituzione, contro di lui si coalizzarono tutti: da Casa Pound all'Anpi!
Questa dei pieni poteri è una idiosincrasia che va di pari passo con la paura dell'uomo solo al comando. A dirla tutta tale paura è soprattutto delle élites politiche mediocri per le quali gioca anche l'invidia per le personalità eccezionali che sanno imporsi e governare gli avvenimenti.
Il problema è vecchio e di non facile soluzione. I Romani pensarono di averlo risolto quando stabilirono che, in situazioni eccezionali, i pieni poteri potessero essere concessi a un personaggio (dictator) per non più di 6 mesi. Ma la legge fu ben presto violata. Iniziò Silla, che nell'82 a.C. si tenne i pieni poteri per tre anni, per finire con Giulio Cesare che se li fece dare per un anno, rinnovati poi per 9 anni consecutivi, e infine nel 44 a.C. si fece nominare dal senato "Dictator Perpetuo". Lo stesso senato pensò bene di risolvere il problema con le famose 23 pugnalate.
Per venire a tempi più recenti, il XX secolo ha visto proliferare nell'Europa un certo numero di dittatori. Contrariamente a quello che si è soliti pensare, i più fortunati furono i dittatori di destra e di sinistra, i quali morirono nel loro letto e pure in età avanzata: Salazar, Franco e Stalin.
Andò invece male ai dittatori "fascisti" coinvolti nella sconfitta della seconda guerra mondiale: Ante Palevic, Croato, dopo una continua fuga e latitanza, muore nel 1959 in Spagna per i postumi delle ferite causategli da un attentato subito in Austria due anni prima. Vidkun Quisling, Norvegese, fucilato nell'ottobre del 1946. Ferenc Szalasi, Ungherese, impiccato nell'ottobre del 1945. Mons. Josef Tiso, Slovacco, impiccato nel 1947. Il maresciallo Philipp Petain, Francese, condannato a morte nel 1945 ma graziato da De Gaulle, morì in carcere nel 1951.
Non parliamo dei più famosi: Hitler e Mussolini, le cui vicende sono sin troppo note. Per quest'ultimo è bene sfatare la vulgata corrente. Mussolini divenne nel 1922 Presidente del Consiglio su designazione della classe dirigente liberale. Del resto i fascisti entrarono in parlamento nelle elezioni politiche del '21, candidati nel cosiddetto "listone" promosso da Giolitti. Mussolini, una volta designato capo del governo, ottenne i pieni poteri dal Parlamento con una larghissima maggioranza. In quel parlamento i fascisti erano solo 35. Non è un caso che Gramsci, in quell'occasione, lo tacciò di essere un traditore (del socialismo rivoluzionario, n.d.r.) e "figlio spirituale" di Giolitti.
Ma veniamo a Conte, che è tutt'altro che uno sprovveduto e un incompetente. Buon avvocato e docente universitario, il che presuppone attitudine allo studio e ad affrontare i problemi con una certa razionalità.
Catapultato alla presidenza del consiglio per puro caso e con l'unica funzione di fare da paravento a chi deteneva realmente il potere, fu mandato allo sbaraglio a cimentarsi con i grandi marpioni della politica europea e cioè la Merkel e Macron, che, per tradizione storica, pensano che degli Italiani è bene non fidarsi.
E qui il nostro gioca la sua carta migliore: Conte parla bene le lingue e già lo avete visto al bar imbonire l'arcigna Merkel, non so se con un perfetto inglese o tedesco, le racconta che in fondo Salvini e Di Maio sono dei bravi ragazzi. Basta saperli prendere per il verso giusto e gli fai fare quello che vuoi.
E infatti quando si trattò di far eleggere a Presidente della Commissione europea la Ursula Von der Leyen, sia i grillini che i leghisti si mostrarono disponibilissimi. È anche vero che a un certo punto Salvini si tirò indietro, ma solo perché l'Ursula voleva trattare con la Lega sottobanco e non ufficialmente.
Fatto sta che la candidata tedesca fu eletta grazie ai voti dei grillini. Il che ha significato per Conte ottenere l'appoggio incondizionato della Merkel. Solo così si spiega la mancata crisi per le dimissioni dei ministri della lega dal governo, il successivo ingresso nello stesso del partito democratico, il silenzio di Mattarella sulla dubbia costituzionalità dei decreti della Presidenza del Consiglio dei Ministri e il recentissimo progetto di Conte di avocare a sé tutti i poteri inerenti l'utilizzo dei 209 miliardi di euro messi a disposizione dalla Comunità Europea.
È bene che Renzi se ne renda conto: non si tratta tanto di ostacolare la marcia di Conte verso l'assoluto dominio nei confronti dei partiti della maggioranza, quanto di mettersi di traverso ai desiderata della Merkel. Auguri Renzi!