Excalibur verde
Mario Draghi e il moderno Principe
Le "Note su Machiavelli" di Gramsci e l'investitura di Mario Draghi
di Angelo Abis
Niccolò Machiavelli e "l'individuo focale"
L'incarico dato da Mattarella a Mario Draghi di formare un governo di unità nazionale è l'epilogo inaspettato di una vicenda iniziata da Renzi contro l'ormai ex presidente del consiglio Conte accusato sostanzialmente di essere un accentratore.
Ovviamente nessuno gli ha creduto e tutti hanno pensato a un tentativo tendente ad acquistare maggior potere e maggiore visibilità nell'ambito della coalizione giallo-rossa.
Ma Mattarella, vecchia e astuta volpe della politica, si rese subito conto che la maggioranza giallo-rossa era irrimediabilmente disfatta.
Logica e Costituzione avrebbero voluto che si sciogliessero le Camere e si andasse a elezioni politiche anticipate con un esito scontato: una vittoria del centro-destra. Tragedia da evitare non solo per l'establishment italiano, ma anche per quello europeo. A questo punto Mattarella varca il Rubicone: incarica Draghi di formare un governo di unità nazionale col pretesto dello stato d'eccezione (non previsto dalla Costituzione) rappresentato dal pericolo del covid-19. In sostanza riesuma quello che qualche secolo fa veniva chiamato "dispotismo illuminato".
Eppure tutti a tessere lodi per la felice scelta e a incensare Draghi come salvatore della patria; democrazia, libertà, dialettica politica, Costituzione, opposizione: termini desueti, quasi spazzatura.
La parola d'ordine è una sola, sibila Draghi: unità come dovere.
A noi la cosa appare come una assoluta novità, ma non è così se quasi un secolo fa Antonio Gramsci, nelle sue note su Machiavelli, scriveva: «l'azione storico-politica che si manifesta in modo rapido e fulmineo, resa necessaria da un grande pericolo imminente, [...] si manifesta in un individuo focale. Questa azione, nella condizione di pericolo, crea [...] l'arroventarsi delle passioni e del fanatismo, annichilendo il senso critico e la corrosività ironica [...]. Il fatto è che un'azione immediata di tal genere [...] non può essere di vasto respiro e di carattere organico: sarà quasi sempre di tipo difensivo [...], in cui, cioè, si suppone che una volontà collettiva, già esistente, sia snervata, dispersa».
Chiaramente Gramsci respinge il personalismo autoritario e carismatico come rimedio al disfacimento sociale e politico. Per lui la soluzione passa attraverso la creazione di una «volontà collettiva (ovvero un partito rivoluzionario, n.d.r.) nuova e di un nuovo senso comune, intorno al quale [...] si possa creare una direzione politica originale ed organica».
Dato per scontato che Gramsci oggi rigetterebbe la soluzione Draghi, è possibile trovare nella società italiana un partito "gramsciano" atto a rinnovarla e rigenerarla? Noi avremmo qualche dubbio.
Dubbio che non ha, invece, il presidente della fondazione Gramsci, Prof. Giuseppe Vacca, che nel 2011, alla domanda di un intervistatore «E anche la Lega ha a che fare con Gramsci?» Così rispose: «Perbacco. La Lega è, nel bene e nel male, l'unico vero partito gramsciano. Si pensi al concetto di organicità: quello che dice Bossi è esattamente quello che pensano i militanti di base ed è quello che mette in pratica il partito politico».