EXCALIBUR 126 - marzo 2021
in questo numero

L'Architetto Francesco Giarrizzo

Un architetto tra storicismo e secessione

di Antonello Angioni
ritratto di <b>Francesco Giarrizzo</b> (su concessione degli eredi)
Ritratto di Francesco Giarrizzo (su concessione
degli eredi)
Gli ultimi angeli della facciata barocca della Cattedrale erano caduti nel 1902, portando con sé i segreti di una città che, per due secoli, aveva vissuto tra miseria e nobiltà, tra aneliti di libertà, congiure e feroci repressioni. L'antico prospetto romanico della Cattedrale, infatti, era stato demolito alla fine del Seicento per lasciar posto alla facciata barocca realizzata nel 1702, su progetto dell'architetto Pietro Fossati, utilizzando i marmi provenienti dalle cave di Teulada.
A seguito della demolizione della facciata(1), richiesta dal Consiglio Civico agli inizi del Novecento, si pose il problema del suo rifacimento. Infatti - come ebbe a evidenziare l'Architetto Francesco Giarrizzo - venne alla luce «solo un tritume di murature costituito di pietrame minuto e frammenti». Fu lui il progettista del restauro che aveva lo scopo di concludere l'edificio rimasto per quasi trent'anni privo di rivestimento.
Francesco Giarrizzo (1881-1942), di origini siciliane, si era diplomato all'Accademia delle Belle Arti di Palermo e, all'epoca, era uno dei pochi architetti sulla piazza.
L'intervento di ricostruzione del prospetto della Cattedrale è «fondamentale per comprendere gli orientamenti pratici e teorici del restauro architettonico in ambito isolano nel primo Novecento»(2). La nuova facciata, realizzata in stile romanico (attingendo da modelli pisani e lucchesi) con pietra calcarea del colle di Bonaria, costituiva un ritorno allo "storicismo" in una Cagliari dove, chiusa la parentesi liberty, si affermava - con Ubaldo Badas, Flavio Scano, Salvatore Rattu, Roberto Binaghi e altri valenti architetti - il "razionalismo", conosciuto anche come "stile fascista". L'intervento di Giarrizzo, peraltro, consentì anche il recupero delle due cappelle gotiche trecentesche che erano state murate.
La nuova facciata venne ultimata nel 1931, per cui è coeva all'intervento, sempre in chiave storicista, che interessò la chiesa seicentesca di San Francesco da Paola, alla quale l'architetto Tomaso Ferraro aveva sovrapposto una facciata classicheggiante a portico (ultimata nel 1932) allo scopo di uniformare l'edificio religioso alla sequenza dei palazzi della Via Roma fronteggianti il mare.
Nello stesso periodo Giarrizzo lavorava anche alla realizzazione del memoriale ai caduti di Carloforte, inaugurato nel giugno del 1932. Ma allora il monumento non era nella centrale Piazza Pegli, ma nella regione chiamata "Baggia", a fianco del vecchio campo di calcio. L'attuale collocazione risale infatti al 1960. Il memoriale era stato voluto da tutta la comunità per onorare i propri soldati morti nella guerra del 1915-'18. Infatti era stato costruito grazie alle offerte di molte persone e in particolare di Antonio Ferrando, un Carlofortino emigrato in Australia dove aveva fatto fortuna: per il monumento donò centomila lire, una cifra davvero notevole per l'epoca. L'opera, sotto la direzione di Giarrizzo, venne realizzata da scalpellini locali con l'utilizzo di blocchi provenienti dalle cave dell'Isola di San Pietro.
Tornando all'edilizia cagliaritana, ricordiamo che nel 1929-'30, su progetto dell'Architetto Giarrizzo, lungo la Via Sonnino (e precisamente in corrispondenza dell'attuale civico 142) venne realizzato il palazzo Gaudina che si rifà a un linguaggio eclettico, ancora legato alla secessione, come è reso evidente dalla tripartizione delle finestre principali ad arco ribassato(3). L'edificio sorge quasi dirimpetto alla casa Mondino, progettata nel 1936 da Rattu.
Il palazzo Gaudina, realizzato per il commerciante Demetrio Gaudina, si articola su tre livelli. Il piano terra, destinato a negozi, evidenzia larghi corsi (con alternanza di elementi bugnati e lisci) dove, in perfetta simmetria, si aprono cinque bucature (la centrale corrisponde al portone d'ingresso), mentre i due piani alti sono inquadrati da lesene scanalate con capitelli geometrici. In particolare, il primo piano alto presenta le bucature rettangolari, mentre il successivo evidenzia quattro bucature a tre elementi con arco a sesto ribassato. Il fianco dell'edificio è raccordato al prospetto principale con una parete a 45 gradi(4). Nel complesso, il palazzo Gaudina rivela un linguaggio tra liberty e déco.
Giarrizzo è stato autore anche di alcuni interessanti contributi di carattere scientifico, tra cui si ricorda l'ampio saggio dedicato alla chiesetta di San Giovanni Battista di Assemini, pubblicato nel luglio del 1919 sul "Bollettino d'Arte". L'architetto è sepolto nel Cimitero monumentale di Bonaria, insieme a tanti altri illustri Cagliaritani (di nascita o d'adozione).


(1) Si ricorda che la facciata barocca era stata smantellata nel 1902, sotto la direzione del Soprintendente ai monumenti Ingegner Dionigi Scano, anche nella speranza di trovarvi al di sotto quella medioevale.
(2) F. Masala, "Architettura dell'Unità d'Italia alla fine del '900", Nuoro 2001, pag. 232, scheda 124.
(3) Cfr. F. Masala, "Architettura dall'Unità d'Italia alla fine del '900", cit., pag. 196, scheda 100.
(4) Cfr. G. Loddo, Cagliari. "Architetture dal 1900 al 1945", Cagliari 1999, pag. 94, scheda 72.
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