Excalibur blu
Col governo Draghi il re è nudo
Cadute tutte le finzioni su cui si regge il sistema Italia
di Angelo Abis
Satira francese alla politica italiana ("solo lui sa iniettare una tale quantità")
Iniziamo dal Presidente della Repubblica. Mattarella, motu proprio, cioè senza alcuna designazione da parte del parlamento e dei partiti politici, ha nominato Presidente del Consiglio Draghi, trasferendo così la sovranità, che in base alla Costituzione appartiene al popolo e all'organo che lo rappresenta, cioè il Parlamento, al Presidente della Repubblica: la Repubblica italiana di fatto è una repubblica presidenziale.
E non poteva che finire così.
Lo scontro Renzi-Conte è stato vissuto come uno scontro personale tra due big della politica che si sarebbe poi inevitabilmente concluso con un riassestamento del potere di entrambi.
Ma a sostenere Conte c'era praticamente il nulla, ovvero due partiti, il Pd e i Cinque Stelle, forse ancora ricchi di onorevoli ma poveri di idee, progetti, di classi dirigenti e di leader degni di questo nome.
Completamente avulsi dalla società civile di cui non solo non interpretano le istanze, ma neppure le comprendono. Tutte le sinistre italiane hanno supplito alla scomparsa del ceto operaio e del cosiddetto sottoproletariato inventandosi nuovi ceti quali gli immigrati, gli omosessuali, le donne, i negri, ecc., divenuti gli "sfruttati" da difendere dai cosiddetti razzisti, omofobi, sovranisti e populisti, ovvero la maggioranza degli Italiani per bene.
Ciò che li faceva sopravvivere era il timore che il potere finisse in mano al centro-destra, che non è solo una alleanza di partiti, ma che è soprattutto un blocco sociale ben definito con alle spalle una tradizione, una cultura, dei valori.
Battersi per Conte significava correre il rischio di andare a elezioni anticipate. Molto meglio entrare in un governo di unità nazionale con gli odiati nemici di ieri, che scomparire.
Ma in un governo, se non hai idee, obbiettivi e uomini che valgono, sei destinato a soccombere, ed è quello che sta avvenendo a tutto il centro-sinistra. Ma veniamo a Draghi. Non crediamo alla legenda del "servitore dello stato" che quando la Patria chiama si mette a disposizione. L'uomo era da mesi in movimento per determinare la situazione che si è creata. Non a caso la stampa francese, che non lo può vedere, ha titolato la sua nomina come «Le coup d'état de monsieur Draghi» o «Le XVIII Brumaio» (data in cui Napoleone destituì il governo e si fece nominare Primo Console, n.d.r.) de monsieur Draghi».
Noi abbiamo solo la speranza che, sotto l'apparente calma, bruci in lui il fuoco della volontà di potenza, la sola cosa che può oggi raddrizzare l'Italia.