Excalibur rosso
L'ultimo canto del Grillo
Mesto tramonto di una rivoluzione iniziata un decennio fa
di Angelo Abis
C'è chi suona e c'è chi canta...
L'attuale battaglia di Grillo contro Conte non ci meraviglia più di tanto: è il normale epilogo di un processo rivoluzionario andato male.
Per loro natura le rivoluzioni si muovono per abbattere il regime vigente. Se non ci riescono finiscono nel nulla, se hanno successo e conquistano il potere, per rimanere in sella devono esercitare un potere ancora più duro e tirannico di quello che hanno abbattuto. In tutto ciò non c'è malvagità: sono queste le ferree leggi della politica e della storia.
La rivoluzione francese di "Égalité, liberté, fraternité" sfociò in Napoleone Bonaparte, che era l'antitesi di quei valori.
La rivoluzione grillina, per quanto pittoresca, ebbe successo. Infatti arrivò al potere, peraltro mantenendosi rigorosamente nell'alveo democratico, e conseguendo i suoi principali obbiettivi: neutralizzare la casta e aprire il parlamento come una scatola di sardine.
Detto e fatto, tant'è che, pur non avendo la maggioranza in parlamento, i grillini riuscirono a crearla con la forza a loro più affine (almeno in quella fase) cioè la Lega. Sorse così il governo gialloverde che avrebbe dovuto far vedere i sorci verdi all'Europa.
Ma proprio a questo punto la "rivoluzione" incontrò il suo vero nemico: il Presidente della Repubblica Mattarella, il quale pose il veto alla nomina di Savona a ministro delle finanze, non gradito alla Germania.
Mattarella rappresentava in quel momento la controrivoluzione o, se preferite, la reazione. I grillini avevano due strade da percorrere: continuare la rivoluzione neutralizzando Mattarella con la minaccia dell'impeachment oppure cedere pur di poter varare un proprio governo.
Cedettero e fu la fine della rivoluzione: divennero uno dei tanti partiti alla mercé del Presidente della Repubblica.
Mancarono ancora di coraggio quando permisero che il loro Presidente del Consiglio Conte venisse fatto fuori con una manovra di palazzo per far posto a Mario Draghi, che è la quintessenza del potere autocrate e autoritario, ed è forse per questo che i grillini si sono precipitati a omaggiarlo. Ecco, la lotta tra Grillo e Conte è tutta qui: ognuno vuole avere il monopolio del bacio alla pantofola di Draghi.