EXCALIBUR 131 - agosto 2021
in questo numero
Il ballo in mascherina
Futuro imperscrutabile e decisioni immediate
di Angelo Marongiu
Sopra: neanche Yorick saprebbe rispondere... "libertà o sicurezza?" e... siamo certi che la gabbia ci faccia stare più sicuri?
Sotto: un calzante aforisma di Benjamin Franklin
Sembra che – alla vigilia delle Olimpiadi di Tokio – nel villaggio olimpico siano stati individuati, non si sa se atleti o accompagnatori, una decina di casi di Coronavirus di una tipologia sconosciuta, battezzata Gamma.
Il politicamente corretto impone di darle una denominazione neutra a evitare di screditare il paese di origine (dopo la madre cinese, la variante inglese, brasiliana, sudafricana, indiana).
A Roma è stato riscontrato un focolaio di contagiati che avevano assistito insieme alla finale del Campionato europeo di calcio tra l'Inghilterra e l'Italia.
Due considerazioni: l'attuale più diffusa variante, quella Delta, sta aggirando rapidamente le barriere che il vaccino frappone. Si pensa che tra poche settimane ritorneremo ai grandi numeri che in parte avevamo dimenticato. L'intensità delle conseguenze sembra ancora bassa in termini di ricoveri e di morti, ma è la nascita di nuove varianti che al momento suscita preoccupazione.
Siamo alla vigilia del completamento del ciclo di vaccinazioni, sulla cui durata in termini di efficacia i pareri sono ancora discordi, ma comunque si parla, a seconda del tipo di vaccino, da 9 a 15 mesi.
Non è assolutamente ipotizzabile che il prossimo anno si metta in piedi la stessa poderosa "macchina del vaccino" costruita da Draghi e dagli altri leader mondiali. Con la nascita di nuove varianti del virus e magari la necessità di "ritarare" il vaccino, che cosa si farà? Impensabile una riproposizione dell'attuale campagna vaccinale.
Sarebbe necessario intercettare il virus nella sua prima fase di esplosione sul territorio e cercare di bloccarlo, ma questo presuppone la messa in opera di strumenti di controllo e prevenzione che inevitabilmente coinvolgerebbero la libertà di movimento individuale.
Il caso del villaggio olimpico a Tokio, l'assembramento per la partita di calcio e altri casi simili (feste, matrimoni) mostrano che sono le aggregazioni sociali, gli affollamenti il bacino di nascita e di sviluppo di questa pandemia.
Attraversiamo ormai un periodo di transizione che ci sta indirizzando comunque verso un nuovo mondo che non conosciamo e lo sfrenato ottimismo che solo un anno fa ci faceva illudere che nel giro di pochi mesi saremmo usciti dall'emergenza appare decisamente beffardo. La prima ondata di contagi è stata affrontata con arroganza intellettuale da una classe dirigente bravissima nella comunicazione da talk-show ma assolutamente incapace, per superbia e ignoranza, di affrontare l'emergenza. Ora questo scenario è cambiato, ma l'emergenza dalla quale la campagna vaccinale doveva farci uscire è ancora emergenza.
Questa uscita da uno stato di incertezza dovrebbe essere la maggior preoccupazione della nostra classe politica (non certo lo ius soli o la legge Zan o patrimoniali e simili), perché solo un'efficace contenimento dei contagi – impossibili da bloccare né ora né chissà per quanto altro tempo – può permettere al nostro paese di sviluppare in relativa sicurezza quella forza economica in grado di farci vivere e prosperare.
Macron ha introdotto il possesso del "green pass" per consentire l'accesso a stadi, concerti, bar, ristoranti e altri luoghi di socialità. Parigi e la Francia si sono mobilitati con proteste di massa. Altrettanto è avvenuto in Italia dopo l'annuncio di Draghi: aumento delle richieste di vaccinazione e proteste in numerose città.
All'ipotesi di introdurre anche in Italia una simile iniziativa si è risposto con slogan, riproponendo la solita irrisolvibile dicotomia tra libertà e sicurezza.
Si parla ovviamente di tutela di libertà sacra e inviolabile garantita dalla Costituzione.
L'art. 32 recita: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività».
L'articolo nel suo primo comma parla quindi sia di diritto individuale che di interesse della collettività, espressioni che possono confliggere tra loro.
Su questo punto un pronunciamento della Corte Costituzionale nel 2018 ha stabilito che è consentita l'imposizione di un trattamento sanitario se esso è diretto «non solo a migliorare o a preservare la salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri».
E allora?
Sembrerebbe a questo punto, ma io non sono un costituzionalista, che la legge possa limitare, senza contenerla del tutto, la libertà individuale, sia quella di movimento che quella di riunione, di coloro che – pur potendo – hanno preferito non vaccinarsi per libera scelta pur contro il parere della comunità scientifica.
Nei giornali sono apparsi articoli relativi a questa scelta di non vaccinazione e alle limitazioni che il "green pass" imporrebbe. C'è chi sostiene che ognuno ha il diritto di non vaccinarsi, ma non ha nessun diritto di rischiare di contagiare gli altri.
Altri sostengono che a fronte di tale diritto lo Stato non può limitare le libertà individuali, primo passo verso una escalation motivata dall'interesse collettivo.
Ho letto entrambe le opinioni e ho concordato in parte sia con l'una che con l'altra: non sono in grado di propendere interamente per una scelta assoluta.
Chi è favorevole al "green pass" ha fra le altre cose messo in evidenza che dopo l'annuncio di Macron sulla sua istituzione e la conseguente limitazione della socialità senza controlli, ci sono state un milione di prenotazioni per il vaccino, attualmente unico sistema di contrasto alla pandemia.
Non vaccinarsi è un altro segno di disinvoltura comportamentale, come quello di non indossare la mascherina quando necessario. Magari ce l'hanno ma sul gomito.
La società non è un pranzo a buffet dove si prende ciò che ci piace e si lascia ciò che non vogliamo. Ci sono norme di comportamento e leggi che servono a tutelare la convivenza civile: i diritti di ciascuno sono certamente garantiti ma con qualche limitazione.
Non c'è obbligo vaccinale? Va bene; però si può anche pretendere che questa scelta non metta in pericolo la salute degli altri.
Va bene essere liberi, ma non bisogna dimenticare in assoluta sincerità che si vive in un contesto sociale.
Altri invece sostengono che dietro la scelta di non vaccinarsi ci sono ragionamenti che hanno una loro razionalità. Non c'è certezza sulle conseguenze della vaccinazione, i giovani pensano che possa essere più pericoloso vaccinarsi che ammalarsi.
Siamo insomma dinanzi al solito e irrisolvibile quesito: sicurezza o libertà?
Chi vive in Cina o in Gran Bretagna ha davanti a sé lo Stato che ha già deciso per lui.
Del resto c'è chi sostiene che i mesi di lockdown ci hanno già dato un assaggio: non potevamo uscire, la mascherina era obbligatoria così come l'autocertificazione per eventuali urgenti spostamenti, non potevamo spostarci in altro comune, nessuna socialità con amici o parenti neanche nelle feste rituali.
L'emergenza ha consentito allo Stato di limitare drasticamente la nostra libertà. Erano in effetti i primi assaggi di ciò che con il "green pass" potrebbe diventare normalità.
Ma c'è una sottile differenza, filosofica forse, ma fondamentale.
Di fatto quel pezzo di carta (per me) o quella schermata (per altri) dividerebbe i cittadini in due classi: a seconda di chi li osserva, in "buoni" e "cattivi".
Quel "green pass" sarebbe una specie di certificazione di quali diritti si possiede ancora o meglio certificherebbe quali diritti non avrebbe più chi non lo possiede.
Questo è appunto il pericolo. Sono diritti che appartengono alle persone e non possono essere dalla persona disgiunti. Ci sarebbe la certificazione che quei diritti non appartengono a tutti i cittadini ma solo ad alcuni di loro.
È una picconata alla nostra architettura liberale e democratica.
Non ha senso parlare di stato di emergenza: questa emergenza dura da un anno e mezzo e l'orizzonte non è certo più roseo anche se mezza Italia è ormai vaccinata.
E poi chi stabilisce che siamo in emergenza? Porre dei limiti – non sanciti da nessun elemento incontrovertibilmente obiettivo e non affidato a chissà quali e quanti parametri – significa che quei limiti sono variabili e possono essere spostati a piacimento (o arbitrio).
Ecco, io non so da che parte stare.
Sono doppiamente vaccinato, perché credo in un'etica di convivenza, ma ritengo che il "green pass" possa essere un primo gradino verso un totalitarismo democratico.
Comunque vaccinatevi ed evitate contagi: non andiamo in zona gialla o peggio.
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