EXCALIBUR 131 - agosto 2021
in questo numero
"La storia in miniatura"
Un pregiatissimo volume su uno straordinario Museo
di Antonello Angioni
Il frontespizio del volume sul Museo Iber
Lo storico Jacques Le Goff ha affermato che «la storia si fa con i documenti e con le idee, con le fonti e con l'immaginazione». Questi elementi sono tutti presenti nel libro "La storia in miniatura", dedicato a "L'Iber, Museo de los soldaditos de plomo - Valencia", che Maurizio Corona, affermato notaio e storico per passione e competenza, ha scritto con Alejandro Noguera Borel per l'editore Akademeia. La pubblicazione risulta piacevole e di grande interesse anche avuto riguardo al particolare approccio che soldatini, figurini e diorami possono fornire per raccontare la storia.
Attraverso la descrizione delle sale dell'Iber, prende forma la storia, la grande storia, che tale resta anche se a rappresentarla sono dei soldatini di piombo o di stagno: una vicenda che si sviluppa, dalla Preistoria sino alle soglie del XXI secolo, secondo un percorso denso di avvenimenti e personaggi che talvolta hanno segnato il destino dell'intera umanità. Un cammino emozionante che, presi per mano da Corona e Noguera Borel, direttore del museo, diventa un piacevole e magico viaggio nel tempo, nello spazio e nella memoria. Il libro è un appassionato e meticoloso racconto - denso di annotazioni e supportato da numerose immagini - che trasmette conoscenze e regala emozioni.
In particolare, con i grandi diorami, rivivono le battaglie del passato. Ma i quasi 100 mila pezzi esposti nelle sale dell'Iber consentono di ricostruire non solo la storia militare e politica ma anche l'evoluzione sociale, economica e culturale dell'umanità. Ad esempio, attraverso i figurini della Pixi, è possibile percorrere la storia della moda: a iniziare da Coco Chanel per giungere a Christian Dior, Yves Saint Laurent, Kenzo e tanti altri ancora.
Insomma, l'Iber non ci racconta solo le guerre. Così, la "Sala 4" è incentrata sulla processione del "Corpus Domini" e la "Sala 6" percorre la suggestiva storia della "Via della seta": sala dove si colloca anche la spedizione verso le Indie organizzata da Cristoforo Colombo e resa possibile grazie all'insistente e fondamentale mediazione svolta dal Valenciano Luis de Santàngel (che, tra l'altro, era stato il consulente giuridico di Alfonso il Magnanimo). Nella "Sala 7", dedicata al Medioevo, ampio spazio è riservato agli ordini religiosi: troviamo i Templari, i Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme (noti anche come Ospedalieri) e altri ordini ancora.
Il libro fornisce al lettore anche alcune importanti notizie di carattere storico che riguardano la Sardegna. Ad esempio, ci ricorda che la Corona d'Aragona nasce dall'unione personale tra il Regno d'Aragona e il Principato di Catalogna. L'unione personale, tra il sovrano e i singoli regni che costituivano la Corona, è una finzione giuridica che risale ai tempi di Carlo Magno. Infatti, quando il Re dei Franchi, a seguito dell'assedio di Pavia del 774, sconfisse i Longobardi, non ne incorporò il territorio nel proprio regno, come sempre era avvenuto. Il Regno dei Longobardi continuò a esistere e cambiò solo il sovrano: Re Carlo, infatti, assumeva il titolo di "Rex francorum et langobardorum". Allo stesso modo, il Regno di Sardegna era in rapporto di unione personale con la Corona (prima d'Aragona e poi di Spagna).
E ancora, ci ricorda le vicende politiche e militari della guerra di successione spagnola che tante ripercussioni ha avuto in Sardegna e in particolare nella Città di Cagliari, che subì i bombardamenti del 1707 e del 1717 di cui è tuttora impresso ricordo visivo nella facciata del palazzo Boyl, in Castello. Ci parla altresì della sanguinosa rivolta dei boxer nella Pechino del 1900, che vide protagonista, tra gli altri, Michele Meloni, un Sardo di Teulada.
Nella "Sala 5", dedicata alle collezioni valenciane, tra i "pezzi speciali", troviamo il soldatino che raffigura don Giovanni d'Austria, comandante dell'armata cristiana nella battaglia di Lepanto, combattuta nel 1571 contro i Turchi. Tale battaglia, secondo un'antica tradizione, avrebbe visto la partecipazione del "Tercio de Cerdeña", reggimento costituito da 400 archibugieri sardi. A Cagliari, nella Chiesa di San Domenico e precisamente nella cappella del SS. Rosario, è custodito lo stendardo che sarebbe appartenuto al Tercio. In realtà, se è probabile che dei Sardi furono presenti nelle acque di Lepanto, è certo che il "Tercio de Cerdeña", fondato nel 1565, era stato sciolto nel 1568 a causa delle gravi condotte poste in essere dai suoi membri. Che si tratti di una vera e propria leggenda postuma è reso evidente anche dal fatto che di tale partecipazione non vi è alcun cenno nelle riunioni stamentarie tenute nei decenni successivi.
Il Museo Iber ci parla anche degli Alagòn, antica famiglia feudale alla quale Cristoforo Colombo - secondo la ricercatrice Marisa Azuara - sarebbe stato legato per via materna: tesi, invero, assai discutibile. La "Sala 10" è tutta dedicata all'epopea di Napoleone Bonaparte. Gli autori colgono l'occasione per raccontare il battesimo di fuoco, non certo esaltante, dell'allora giovane ufficiale, avvenuto nel febbraio del 1793, proprio in Sardegna e precisamente nell'arcipelago della Maddalena. Nell'impresa si distinse Domenico Millelire.
La descrizione espositiva (che si articola in 15 sale) è preceduta dalla storia della città di Valencia: una vicenda che si intreccia con la nostra storia se è vero - e gli storici di professione ne danno conferma - che gli antichi parlamenti sardi, gli Stamenti, si strutturarono, sia avuto riguardo alle procedure da seguire che agli atti da adottare, secondo il modello delle "Cortes valencianes".
Il libro narra anche la storia del Museo, l'Iber, che si trova nel palazzo Malferit, nella Calle Cabelleros a fianco del palazzo dei Centelles, i conti di Oliva, che tanto rilievo hanno avuto nella storia medioevale e moderna della Sardegna. Il palazzo Malferit è appartenuto ai Mercader, il cui stemma ancora oggi compare sopra il frontone delle finestre al centro del piano superiore. È probabile che, in questo edificio soggiornarono alcuni membri della famiglia Borgia. Il libro riporta anche un interessante profilo biografico del fondatore del Museo, Alvaro Noguera (padre di Alejandro), grande personaggio di solida cultura democratica e liberale, tra i fondatori del giornale "El País", il cui primo numero uscì il 4 maggio 1976.
Infine, è bene evidenziare che l'intero impianto narrativo poggia su un'impostazione scientificamente robusta e utilizza un linguaggio che, pur mantenendo forti connotati tecnici, risulta sempre accessibile ai non addetti ai lavori. Gli autori, insomma, hanno unito la severità della ricerca con la semplicità del racconto. Anche questo è un pregio dell'opera, perché aiuta (soprattutto a beneficio dei non specialisti) a capire la storia.
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