Excalibur rosso
Alla canna del gas
La sconcertante assenza di una seria politica sulle fonti energetiche causa prima del declino nazionale
di Angelo Abis
Ingresso della miniera di Novazza (Bergamo)
Il governo ha annunciato che tenterà di calmierare il costo dell'energia elettrica con una spesa di oltre 3 miliardi di euro.
Pare che l'aumento sia dovuto, oltre che alla crescita dei consumi conseguenti alla ripresa dell'economia, alla scarsa produzione delle cosidette fonti rinnovabili e dalla fortissima tassazione imposta dalla Comunità Europea alla produzione elettrica generata dal carbone. Produzione che noi abbiamo già quasi azzerato.
Ma mentre negli altri paesi europei la crisi ha avuto un impatto minore grazie al fatto che quasi tutti hanno centrali nucleari e a carbone, a noi non rimane altro che comprare all'estero e a prezzi crescenti enormi quantità di gas. Quello che più sconcerta è che in un tale frangente personalità del calibro di un Mattarella e un Draghi corrano a Milano per sentire le farneticazioni di Greta Thumberg, non avendo uno straccio di progetto nazionale e ignorando che l'Italia ha consistenti riserve di gas (200 miliardi di mc), petrolio (187 milioni di tonnellate) e persino 1.500 tonnellate di minerale di uranio, di cui si impedisce lo sfruttamento per non offendere la suscettibilità dei cosiddetti ambientalisti.
Roba da far rivoltare nella tomba uno come Enrico Mattei, che a partire dal 1946 rimise in funzione l'Agip, iniziando la ricerca e la produzione degli idrocarburi. Per farla breve, nel 1953 l'Italia diventa il terzo paese produttore di gas dopo gli Usa e il Canada. Nello stesso anno crea l'Eni e subito dopo fa varare una legge che concede all'ente petrolifero l'esclusiva della ricerca per tutta l'Italia settentrionale e il Mare Adriatico, causando il mal di pancia agli Americani. Ma Mattei non si fa intimorire: sogna di fare dell'Italia una potenza nucleare. Nel 1957 sorge l'Agip nucleare, che costruisce la centrale di Latina, la più grande d'Europa.
Poiché gli Usa gli negano la tecnologia necessaria, se la fa dare dagli Inglesi. Nel 1966 diventiamo il terzo paese per la produzione di energia nucleare dopo Usa e Inghilterra. Ma Mattei è incontentabile: vuole che l'Italia sia autosufficiente anche per l'uranio. L'Agip mineraria inizia le ricerche nell'arco alpino e nel 1959 individua un grosso giacimento di uranio nel territorio di Novazza (Bergamo). Nel 1963 inizia la coltivazione utilizzando minatori sardi. Il giacimento ha una consistenza di 1.500 tonnellate di minerale.
Ma ormai Mattei è morto nel 1962 e con lui svaniscono i sogni di una Italia grande potenza.