Excalibur verde
La bocciatura del d.d.l. Zan, ovvero il suicidio del Pd
I veri mandanti della sua dipartita
di Angelo Abis
Una votazione dall'esito scontato
La sonora bocciatura del disegno di legge Zan da parte del Senato ha gettato prima nell'incredulità il Pd, convinto sino a pochi minuti prima della votazione di avere la vittoria in tasca, poi, alla constatazione che i padri della sconfitta li aveva in casa, ha, come suol dirsi, buttato la palla in tribuna, lanciando accuse pesanti soprattutto contro i renziani, accusati di tradimento, e l'ala liberal di Forza Italia, rea di aver ceduto ai sovranisti in cambio del loro appoggio alla candidatura di Berlusconi al Quirinale.
Stranamente, ma non troppo, non è stato toccato il Vaticano, che pure un ruolo non secondario nell'affossamento della legge l'ha avuto. Singolare l'affermazione di Letta: «Hanno voluto fermare il futuro», paragonando la destra a una qualunque Gretathunberg che vuole fermare i cambiamenti climatici.
Non parliamo poi della Cirinnà: «Siamo come l'Ungheria e la Polonia!».
Ci verrebbe da rispondere: «Magari!».
Li compatiamo: in fondo non sono altro che fedeli esecutori di lobby ben più potenti del disastrato Pd. Queste si annidano negli apparati della Comunità Europea, dell'Onu, del Fondo Monetario Internazionale, dell'alta finanza internazionale capeggiata da Soros, fautori e soprattutto forti finanziatori di politiche che esaltano la denatalità, l'aborto, l'omosessualità, l'insegnamento nelle scuole della teoria del gender, il superamento della famiglia naturale, delle nazioni, ecc..
Eppure, in tempi non sospetti, alcuni personaggi, per lo più di matrice marxista, avevano messo in guardia la sinistra del rischio che correva nell'abbracciare le lotte per i cosiddetti diritti civili.
Siamo nel dicembre del 2017. Un'agenzia facente capo a Luigi Bersani e a Vincenzo Visco scriveva: «La motivazione fondamentale, e ufficiale, della rottura tra il movimento di Giuliano Pisapia e il Pd è stata la mancata calendarizzazione in Parlamento dello ius soli, un argomento importante ma, rispetto alle questioni aperte, alquanto circoscritto. Anche in questo caso si conferma una singolare inversione di priorità nelle politiche della sinistra: i diritti civili ormai prevalgono su quelli sociali, che hanno sempre meno spazio nei programmi. Questo mutamento è evidente da quando a sinistra si è affermata la linea più liberale che socialista, una sorta di copertura, rispetto al fatto che le problematiche sociali venissero, se non abbandonate, lasciate sullo sfondo».
I diritti civili come alibi.