Excalibur rosso
Destra e sinistra e la guerra in Ucraina
Come il conflitto sta modificando l'identità delle forze politiche nazionali
di Angelo Abis
Dove andare?
È evidente che la partecipazione sentita a un conflitto porta alla luce pulsioni ancestrali di un popolo: sono diventati di uso comune espressioni come "morire per difendere la patria", il famoso detto romano "si vis pacem para bellum", spendere per le armi è bello e, mentre in corso di epidemia si giustificava il lockdown col fatto che la salute valeva più della libertà, adesso per la libertà si può e si deve morire.
Tutto ciò ha scompaginato quello che era il bagaglio ideologico e culturale, il vissuto storico e lo stesso operare delle forze politiche.
Scrive in proposito il noto intellettuale comunista Michele Serra: «Ho trovato pessimo il dibattito interno al centro-sinistra, una caciara irrispettosa e ingombrante, gente con l'elmetto che accusa chi è senza elmetto di essere amico di Putin, tartufi vecchi e giovani che leggono questa guerra come una manovra subdola dell'imperialismo americano».
E ancora: «l'effetto, quasi grottesco, è che una guerra nazionalista, che avrebbe dovuto mettere in difficoltà soprattutto la destra sovranista, ha lacerato la sinistra».
Michele Serra ci appare un po' ipocrita con i suoi. È così smemorato da non ricordare non dico la secolare dedizione delle sinistre al mito della rivoluzione bolscevica, ma almeno le, a lui contemporanee, manifestazioni al grido di "Yankees go home" e "Lenin, Stalin, Mao Tse Tung".
È un po' difficile per alcune generazioni, che tale pane hanno mangiato per decenni, convincersi che gli Americani sono come quelli dei film americani e che la Nato è la mamma disinteressata dei popoli liberi.
Sfugge a Serra, come del resto a tutta la sinistra, che c'è un solo modo che permette di essere amico o nemico di Putin, a favore o contro la Nato, ed è quello di ragionare in funzione dell'interesse della propria nazione, giusto o sbagliato che sia.
Così ragionano in Ucraina, in Russia, negli Usa e in tutto il mondo.
Ma questo la sinistra fatica a comprenderlo. Sovranità nazionale e sovranismo sono sinonimi di fascismo, meglio il battaglione Azov.
E questo è il motivo per cui la destra sovranista non è affatto in difficoltà: è dagli anni '50 che la destra ritiene indispensabile l'appartenenza alla Nato, così è molto datata l'opposizione all'Unione Sovietica. Ma non vogliamo nasconderci dietro il dito della realpolitik.
È anche evidente che la destra ha nel suo dna storico e culturale una profonda avversione per la "weltanschauung" americana, come è anche evidente la sua innata simpatia per i valori che la Russia di Putin oggi incarna e che sono sintetizzati nella triade Dio, Patria e Famiglia.
Ma ciò, anche se causa molti mal di pancia, non può far velo alle decisioni di realpolitik della destra sovranista.