EXCALIBUR 142 - luglio 2022
in questo numero
Il dilemma della Cina
Appoggio alla Russia o neutralità intelligente?
di Franco Di Giovanni
Scelte obbligate per costruire il futuro
Per diritto di completezza ai miei articoli, sulla rifondazione dei tre imperi sulla falsariga di quello romano resta una appendice che non si è potuta trattare prima, quella sulla Cina.
La Cina continentale ha tutto da perderci dal trionfo dell'Alleanza Atlantica ed Europea, sia dal punto di vista finanziario, avendo essa comprato debiti ultra miliardari dagli Usa, sia perché dopo una eventuale fine della Russia ai suoi confini, toccherebbe a lei essere abbattuta a sua volta, ripetendosi anche qui il gioco politico-finanziario delle banche centrali, avendo anch'essa, a quel punto, fatto il suo tempo.
La banca centrale della Cina è anch'essa in mano a potenti investitori privati, appartenenti alle oligarchie finanziarie, i quali, come in tutto il mondo sviluppato, si scambiano i ruoli con i politici più potenti in una commistione di pubblico e privato con la quale vanno avanti tutti questi sistemi di controllo delle società civili e militari.
Deng Xiao Ping, succeduto a Mao, dichiarò che arricchirsi era un'altra forma di lotta di classe contro i paesi imperialisti in altra forma.
Vi è infatti il rischio di una forte concorrenza formale anche sul piano del mercato, sebbene le finanze mondiali siano sempre controllate dalle solite holding di famiglie di grossi azionisti bancari.
La superpotenza della Cina non può accettare di essere posta in secondo piano, altrimenti rischierebbe seriamente di essere dissolta in questo ultimo conflitto epocale in una sorta di effetto domino dove, tra le altre cose, si rischia di non vedere mai un vincitore.
Per questa ragione questo Stato gioca tra un intervento accanto alla Russia e una neutralità che, se agisce saggiamente e giocando bene le sue carte, la porterebbe a essere - si spera - un importante mediatore in questa fase delicatissima della storia.
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