Excalibur rosso
Triste fine del governo Draghi
Primo caso di suicidio politico da parte di un presidente del consiglio
di Angelo Abis
Il Presidente del Consiglio Mario Draghi
E pensare che era partito in quarta per dare una sonora lezione al povero Conte, reo di aver disertato una votazione di fiducia posta dal governo, con l'aggravante di agire assecondando i desiderata del famigerato Putin.
Draghi, pur avendo incamerato su quella fiducia una larghissima maggioranza, giudicò l'atteggiamento dei grillini come un atto di lesa maestà, andò da Mattarella e rassegnò le dimissioni. Il Presidente della Repubblica probabilmente gli fece notare che un presidente per dimettersi doveva prima sapere cosa ne pensavano le camere.
Chiaramente era un escamotage di Mattarella che, pur di evitare le elezioni anticipate con una inevitabile vittoria del centrodestra, era ed è disposto a fare qualunque cosa. Dopo di che è stata scatenata una forsennata campagna propagandistica tesa a dimostrare che tutti i governi dei paesi occidentali erano terrorizzati dalle dimissioni del leader italiano e lo pregavano di rimanere al proprio posto. Quanto agli Italiani, in coro, tutti supplicanti, dai sindaci ai portantini, dagli operai agli industriali: «Draghi non mollare». E il bello è che Draghi ci ha creduto.
Si è presentato al Senato convinto di avere alle spalle tutto il popolo italiano facendo un discorso supponente, dando schiaffi a destra e a sinistra, soprattutto a destra. Si capiva che non tutto era farina del suo sacco e il suo obbiettivo recondito era quello di bilanciare l'attacco ai grillini con un rimbrotto a destra, per non danneggiare la leadership di Letta e il suo cosiddetto "campo largo", che poi è quello che interessa a Mattarella. Forse pensava che il centrodestra, terrorizzato da una eventuale elezione della Meloni, avrebbe ingoiato tutto.
Calcolo sbagliato e, di fronte al disappunto di Forza Italia e della Lega, Draghi ha giocato la carta di chiedere che venisse votata la mozione di fiducia presentata da Casini, ovvero dal Pd, che non faceva cenno alla posizione dei Cinquestelle.
Risultato: 95 voti a suo favore. Non bene per uno che alla precedente votazione si era offeso per aver preso "solo" 170 voti.
Probabilmente si andrà a elezioni anticipate con uno scontro Draghi-centrosinistra e Meloni-centrodestra.
Con la speranza che venga eletta una nuova classe dirigente all'altezza del ruolo che l'Italia può e deve giocare in Europa e nel mondo.