EXCALIBUR 144 - settembre 2022
in questo numero
Gli stati barbareschi o repubbliche corsare
Pirateria dei mari: vecchio e nuovo problema
di Franco Di Giovanni
Pirateria di ieri
Anni fa si è ripreso, anche in Italia, a parlare di pirateria nei mari, in accezione contemporanea, in riferimento ad alcuni fatti di cronaca, facendo giustamente intendere che tale attività non è mai terminata.
Nell'ottocento quello che era il Regno Sardo-Piemontese ordinò una dura rappresaglia in quella che fu la costa di un territorio di uno degli stati cosiddetti "barbareschi".
Si parla infatti di un fenomeno sociale longevo, presente dal seicento nei territori berberi, come Libia, Egitto, Marocco, Tunisia e Algeria, difficile da debellare, perché alquanto organizzato, addirittura in forme statali, anche se solo parzialmente riconosciute, utilizzate dai vari sovrani musulmani come forze armate più o meno regolari, in special modo nell'Impero Ottomano.
L'origine degli stati barbareschi è da ricercarsi in una parte dei moriscos, musulmani sunniti che non volevano convertirsi forzatamente al cristianesimo.
Questi stati vivevano praticando la pirateria, con navi che fungevano da flotta più o meno ufficiale e si occupavano anche della tratta degli schiavi, altra loro forma di introito.
Per capire la loro forma di organizzazione territoriale, prendiamo in considerazione l'organizzazione politica di uno di questi territori, la Repubblica di Salé (anche detta del Bou Regreg).
Essa era governata, ricalcando parte dell'organizzazione ottomana, da un consiglio detto Diwan, come organo legislativo, e da un governatore, chiamato Qayd, con funzioni esecutive.
Il loro sistema giudiziario risentiva di influssi islamici sotto l'influenza di una confraternita sufi, inoltre il Diwan funzionava anche come corte di giustizia.
Altri stati, sempre più o meno di dimensioni ridotte, potevano avere anche forme monarchiche.
Col tempo gli stati barbareschi furono debellati, ma la pirateria mondiale marittima è rimasta un grave problema da risolvere.
Queste forme di organizzazione coniavano persino, talvolta, monete proprie, oggi considerate di altissimo valore dai collezionisti, e avevano sviluppato una propria lingua franca (come succede in alcune zone di confine o di alto transito), come talvolta succede con la pirateria contemporanea, avvallata da stati e governi non riconosciuti, come ad esempio alcuni territori somali, o da altri riconosciuti e quindi più potenti, magari sotto banco.
Lo scopo di questi ultimi è tenere alta la tensione per i propri traffici, che non possono stare alla luce del sole mantenendo un'aura di rispettabilità, per cui vi è bisogno di qualcuno che faccia la parte meno bella del lavoro fungendo anche da capro espiatorio.
Sembrerebbe, quindi, che questa piaga si riproponga in buona parte del mondo in tutte le epoche storiche, fomentata anche da vari fiancheggiatori, non essendo solamente un problema di ordine pubblico e godendo del sostegno di alcune fasce popolari che si considerano oppresse, divenendo quindi, almeno per ora, un problema ineliminabile delle società moderne.
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