Excalibur rosso
Questo numero è dedicato interamente alla figura di Papa Benedetto XVI
Qui su Excalibur abbiamo sempre seguito con affetto e curiosità il cammino di Benedetto e non possiamo che riproporvi alcune delle riflessioni che negli anni abbiamo pubblicato, talvolta anche con un confronto con l'attuale Pontefice, Francesco, sottolineando le profonde differenze fra i due Papi della stessa Chiesa.
Benedetto XVI
della Redazione
Papa Benedetto XVI
Joseph Aloisius Ratzinger, il nostro Papa, è morto il 31 dicembre scorso, all'età di 95 anni.
Chissà se ha scelto di morire proprio quel giorno, ultimo di un anno non certo sereno nella storia del mondo.
Gli ultimi dieci anni della sua vita li ha trascorsi nel silenzio del monastero Mater Ecclesiæ, nella Città del Vaticano, lontano dai futili clamori del mondo, raramente facendo sentire la sua flebile e stanca voce.
Dal campanile della sua città natale, Marktl am Inn, dove era nato il 16 aprile 1927, vedeva in lontananza Salisburgo, città natale del suo amato Mozart: forse nelle sue stanze aveva ancora il pianoforte sul quale amava suonare le note di quel rivoluzionario ragazzino.
Ora lo piangono in tanti, credenti e non credenti, e la lettura delle parole scritte e dette in suo ricordo rispecchiano il rispetto e l'amore che quest'uomo aveva suscitato. Ma c'è anche tanta ipocrisia.
L'edizione online di uno dei più diffusi quotidiani italiani riporta la notizia della sua scomparsa con queste parole: «Erede di Giovanni Paolo II, ha certificato la crisi di quel modello di chiesa. Custode della tradizione, con la sua rinuncia ha rivoluzionato per sempre il papato. Benedetto XVI è stato un papa enigmatico, una figura a tratti tragica, un uomo che ha albergato in sé le tensioni e le contraddizioni del cattolicesimo contemporaneo».
In questo ricordo c'è tutta la melassa equivoca della visione faziosa e distorta della sua figura.
Enigmatico? Non c'è visione più limpida del cristianesimo di quella che traspare dai suoi libri e dalle sue azioni.
Contradditorio? Con la forza del suo operato e delle sue parole si è inimicato tutti: cattolici, ebrei, musulmani e buddisti, perché tutto in lui era coerente con la sua idea di cristianesimo.
Dopo otto anni di pontificato e tre superbe encicliche, dopo dieci anni di silenzio più eloquente di migliaia di parole, dopo migliaia di pagine di scritti e colloqui con i più autorevoli filosofi del nostro tempo, questo quotidiano parla di figura "enigmatica" e attribuisce la rivoluzione del papato alla sua rinuncia?
Guarda caso le stesse parole di Enrico Letta: «un protagonista assoluto, con la scelta delle dimissioni ha cambiato per sempre la storia della Chiesa».
Non hanno capito nulla.
Sorvoliamo sulle patetiche parole di quella mente eccelsa di Vladimir Luxuria che "non dimentica" le sue posizioni nei riguardi della comunità lgbt, ecc.: forse si aspettava che il Papa organizzasse un gay pride nei giardini vaticani.
Lo piangeranno sicuramente quelli de "Il Manifesto", che il primo giorno di pontificato, il 19 aprile 2005, titolarono che Benedetto XVI era solo «un pastore tedesco».
E lo piangeranno anche quei 67 disperati, docenti universitari, che nel 2007 firmarono una petizione per impedirgli di aprire l'anno accademico alla Sapienza di Roma, in nome di una cosiddetta laicità delle sedi della cultura. E Benedetto XVI, uomo di pace, rinunciò.
L'azione di quei 67 docenti - preposti all'insegnamento di cultura e di vita - resta una delle più grandi e dimenticate vergogne di questo nostro povero paese.
Lo piangono anche tutti i grandi papaveri della nostra Comunità Europea, dimentichi o ignari che il suo nome - Benedetto - è quello del patrono d'Europa, la cui visione di questo gruppo di nazioni nasceva da uno spirito cristiano di salvaguardia delle radici: Benedetto da Norcia, che di fronte alla dissoluzione dell'Impero Romano creò dei monasteri dove preservare per il futuro la cultura greca e romana che - allora come ora - illuminano il mondo.
Rileggendo la sua lectio magistralis pronunciata a Ratisbona il 12 settembre 2006 si coglie ancora l'immensa portata di parole coraggiose e quella sapiente coniugazione di fede e ragione, senza la quale il mondo continua a riempirsi di insensatezza e malvagità.
Qualcuno sostiene che sia stato un papa sconfitto: può anche darsi, dipende da quale prospettiva e con quale spirito si giudicano le vittorie e le sconfitte.
Sicuramente è stato un papa non compreso (Ratisbona), insultato (Università La Sapienza), attaccato (scandalo pedofilia), offeso (richiesta di dimissioni), deriso (Watileaks).
Ma, nonostante tutto ciò e forse proprio per questo, un grande papa.