EXCALIBUR 85 - febbraio 2015
in questo numero

Foibe: il silenzio assordante

Un orrore che periodicamente ci ritorna in mente

di Oriana Bernardi
Sopra: sezione di una foiba
Sotto: la dislocazione delle foibe
«L'amnesia dell'eterno è il male del nostro secolo» (Charles Péguy).
Chi mi conosce sa che la memoria non è una delle mie doti; tante o forse troppe volte mi ritrovo in situazioni in cui scordo qualcosa o, e questo è un pubblico mea culpa, qualcuno.
Delle volte mi ritrovo a riflettere sul perché mi accade questo e tra un test rapido per l'Alzheimer e un esercizio per aumentare la memoria (quelli che dovresti fare con assiduità ma che poi alla fine ho fatto sì e no una decina di volte, per altro lamentandomi degli scarsi risultati) mi viene dal riflettere su cosa non ricordo.
Non sono la tipica ragazza/donna rancorosa che tende a rinfacciare tutti gli avvenimenti accaduti con qualcuno, a meno che non abbia preparato una lista, e questo forse non aiuta la mia memoria. Ma ci sono alcune cose che non scordo, e quegli attimi sono quelli legati ai sentimenti più forti: amore, odio, tristezza e felicità. La domanda è: ci sono fatti o avvenimenti che non possiamo permetterci di dimenticare?
Questi avvenimenti gioiosi o tragici sono parte della Storia umana e proprio perché tali devono essere ricordati; i momenti gioiosi in quanto traguardi ci aiutano a ricordare che qualcuno prima di noi, seguendo un sogno o una folle idea, ha raggiunto l'infinitamente grande («Bisogna avere ancora Caos dentro di sé per partorire una stella danzante» - Friedrich Nietzsche) e quelli negativi in quanto sono dei moniti per ricordare quanto infinitamente in basso può cadere l'uomo.
L'uomo è forse l'animale più crudele poiché è capace di architettare e mettere in pratica la crudeltà per il solo piacere di farlo.
Proprio per questo è importante studiare e comprendere questi atti per capire quali sono le ragioni, per quanto in taluni casi possano apparire folli o irrazionali, che hanno portato questi uomini e donne ad agire contro i loro simili.
Ma quello che è ancora più importante è Ricordare.
Oggi 10 Febbraio 2015 scrivo queste parole, mi scuso se il mio scrivere è influenzato dall'emozione più che dall'analisi puntuale dei dati, ma dentro di me il turbinio di pensieri e di emozioni della giornata appena trascorsa mi porteranno a scostarmi da ciò che è un elenco di fatti e dati... Delle voci silenziose gridano le loro sofferenze e non posso non ascoltarle, un silenzio assordante mi pervade la mente.
Sono le parole mute di coloro che hanno patito inimmaginabili sofferenze che, per troppo tempo, sono rimaste inascoltate e che qualcuno continua a ignorare, anche oggi. Sono uomini, donne e perfino bambini uccisi in un modo barbaro e disumano, quasi meccanico senza un motivo.
Sono Italiani che da vivi sono precipitati negli inferi della terra, le mani legate... Quando guardo le immagini delle Foibe cerco di immedesimarmi nelle persone che in piedi davanti al baratro assaporavano l'ultimo raggio di sole o l'ultimo sguardo alla volta celeste... E penso all'ultimo respiro di quell'aria vitale prima del tremendo salto.
Questa è l'immagine che mi viene in mente, mi immagino in quell'istante sotto la minaccia delle armi di un nemico che non è mio nemico, anche se indossa una divisa diversa dalla mia, e mi immagino il salto nel vuoto dopo aver udito un sordo colpo d'arma da fuoco... Precipito nel vuoto le mani legate, vincolata ad altri che cadono con me verso l'inferno... In quell'infinito istante il pensiero che mi viene è la speranza che la caduta ponga fine alla mia esistenza, perché comprendo che questa sarebbe la fine più pietosa... Nella caduta sbatto tremendamente nelle carsiche asperità ferendomi ancora di più ma sono ancora viva, la caduta sembra infinita, la luce scompare sempre più e io non posso aggrapparmi a niente, provo a liberare le mani ma è inutile... cado... sbatto... precipito ancora e non solo sola... sento le mie grida e quelle degli altri miei compagni... e a un certo punto raggiungo il fondo della foiba. Mi aspettavo un terreno più duro e poi mi rendo conto che ci sono altri me... altri noi... ma non ho la forza di aprire gli occhi, ho paura di farlo perché non voglio guardare il prodotto dell'odio incondizionato verso un popolo che non è nemico del suo carnefice, non ho che la forza di pregare che la mia fine sia vicina e che questa inutile e bestiale sofferenza sia finita... Ma ecco sento altre grida dall'ingresso della foiba, si avvicinano... e ripenso alla mia caduta... e d'improvviso eccoli sopra di me... Sento che non mi muovo e che non respiro quasi più... Eravamo gli ultimi... Quando sto per esalare l'ultimo respiro sento un boato... Ecco la nostra tomba è stata chiusa... ora noi siamo nell'oblio.
L'amnesia dell'eterno non deve esistere su questi fatti, non deve esistere per noi che siamo Italiani, non deve esistere perché noi siamo loro.
Concedere a qualcuno la possibilità di scordare o di non voler ricordare uccide ancora una volta le vittime. Le loro silenziose grida ci impongono di ascoltarle e di parlare di loro anche solo per far sì che la loro morte sia un monito per il futuro.
Chiudo riportando un passaggio del Presidente della Repubblica, On. Sergio Mattarella: «Per troppo tempo le sofferenze patite dagli Istriani Giuliano-Dalmati con la tragedia delle foibe e dell'esodo hanno costituito una pagina strappata del libro della nostra storia».
Memori di questi fatti lavoriamo per far sì che nessuno debba più patire queste ingiuste e inutili barbarie e che nessun "Toscana" prenda il largo carico di persone costrette ad abbandonare tutto, salutando la loro terra per l'ultima volta con un cimelio marmoreo in tasca, consapevoli del fatto che quello è l'ultimo sguardo sulla loro terra natale, che da quell'istante esisterà solo nei loro cuori.
tutti i numeri di EXCALIBUR
VICO SAN LUCIFERO