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SPECIALE
Flavio Scano, architetto

Flavio Scano, dall'eclettismo all'architettura moderna

<b>Dino Fantini</b>: Ritratto di <b>Flavio Scano</b> (collezione della Camera di Commercio di Cagliari)
Dino Fantini: Ritratto di Flavio Scano
(collezione della Camera di Commercio di Cagliari)
La sottile lingua di sabbia punteggiata di pini che all'orizzonte chiude il suggestivo compendio lagunare di S'Ena Arrubia fa da sfondo a un'architettura assai singolare e carica di molteplici significati: l'idrovora. L'edificio emerge solitario dalla piana di terra e di acque, «macchina redentrice delle distese palustri e segno inequivocabile della modernità»(1).
Si tratta di un'opera progettata dall'Ingegner Flavio Scano per prosciugare meccanicamente quella estesa plaga malarica, che per tanti secoli aveva condizionato la vita delle popolazioni locali, e completare quindi l'intervento di sistemazione idraulica e di bonifica. In pratica, la struttura non doveva solo rispondere alla funzione di drenare e raccogliere le acque stagnanti, ma doveva evidenziare anche una spinta verso un risanamento globale fonte di benessere diffuso.
Non vi è dubbio che l'idrovora esprima con grande efficacia quell'ideale "edificatore" e "sanificatore" portato avanti dal fascismo con determinazione e, nel contempo, simboleggi la tenace lotta dell'uomo per governare una natura insalubre, fonte di malaria e ostacolo allo sviluppo economico e sociale dei territori interessati. Siamo in località Sassu, nell'agro di Arborea, una piana per lungo tempo ostile e disabitata trasformata nel giro di pochi anni, proprio grazie all'idrovora, il "gigante buono", in una ordinata distesa destinata all'agricoltura razionale e all'allevamento(2).
Tra i protagonisti di questa importante opera di risanamento figura appunto Flavio Scano. Uomo dai molteplici interessi, nasce a Cagliari l'11 novembre 1896 da una famiglia originaria di Morgongiori ben inserita nelle relazioni parentali della nascente borghesia sarda. Era figlio di Mariuccia Tronci e Dionigi Scano, ingegnere, studioso di architettura, storico e letterato di vaglia che dedicò alla Sardegna una vita d'incredibile operosità(3). Il nonno, Giovanni Scano Lai, era magistrato; gli zii paterni, Antonio e Stanislao Scano, esercitavano rispettivamente le professioni di avvocato e ingegnere. Tra i suoi antenati figura anche Stanislao Caboni, magistrato, letterato e deputato al Parlamento, uno dei maggiori intellettuali sardi dell'Ottocento.
Flavio Scano si forma quindi in un ambiente familiare ricco di interessi e stimoli culturali. Conclusi gli studi liceali, nell'anno accademico 1913-1914, si iscrive nella Facoltà di Scienze fisiche, matematiche e naturali dell'Università di Cagliari, dove segue il "Corso di Ingegneria". Quindi, nel 1915-1916, si trasferisce presso la Scuola di Applicazione per gli Ingegneri di Roma.
Partecipa come volontario alla Prima Guerra Mondiale, col grado di sottotenente, nel Genio Minatori. Il 29 aprile 1917, in uno scontro al Passo del Tonale, presso Caporetto, rimane gravemente ferito alle gambe da due bombe a mano: fatto che gli valse una medaglia d'argento al valor militare ma fu anche la causa di dolori che segnarono tutta la sua vita e lo portarono a una morte precoce. Conclusa la guerra, subisce ricoveri in diverse cliniche e, proprio in una di queste soste forzate, all'Istituto Rizzoli di Bologna, dove viene operato dal professor Francesco Delitala, conosce una giovane crocerossina, Anna Guadalupi, con la quale si unirà in matrimonio.
(1) P. Sanjust, Arborea nei paesaggi della bonifica, in M. Stefanini, M. G. Da Re, P. Sanjust, Le vie dell'acqua. La bonifica di Arborea, Quartu Sant'Elena 2009, p. 112.
(2) Su tale intervento F. Scano si sofferma nel saggio Aspetti della difesa idraulica di Mussolinia in Sardegna, in "Annali dei Lavori Pubblici", 1939.
(3) Cfr. M. Brigaglia, Un uomo, un libro, in Dionigi Scano, Ricordi di Sardegna nella ┬źDivina Commedia┬╗, Milano 1982, p. 47 e segg..