EXCALIBUR 151 - marzo 2023
in questo numero

Cinema: "Le vite degli altri"

Un bellissimo (e istruttivo) film di Florian Henkel von Donnersmark

di Lancillotto
Gerd Wiesler, l'attore <b>Ulrich Muhe</b>
Sopra: Gerd Wiesler, l'attore Ulrich Muhe
Sotto: Vincent van Gogh, "La ronda dei carcerati", Museo Puskin di
Mosca
Vincent van Gogh, 'La ronda dei carcerati', Museo Puskin di Mosca
"Le vite degli altri" è un film di tanti anni fa; presentato nel 2006, opera del debuttante F.H. von Donnersmark, premiato in Germania e in Italia, poi come miglior film dell'Unione Europea e infine premio Oscar nel 2007 come miglior film straniero.
La vicenda è abbastanza lineare.
Siamo a Berlino Est nel 1984 con il muro ancora in piedi. Il Capitano Gerd Wiesler è un abile e inflessibile agente della Stasi, la famigerata polizia di stato che spia e controlla la vita dei cittadini della Ddr.
È un idealista votato alla causa comunista e svolge il suo lavoro con scrupolo e diligenza.
Assiste alla pièce teatrale di Georg Dreyman, noto scrittore e drammaturgo, ligio osservante delle direttive del partito in merito alle manifestazioni dell'arte.
Il ministro della cultura si invaghisce dell'attrice compagna di Dreyman e, per poter incastrare in qualche modo quest'ultimo, ordina di mettere sotto controllo il suo appartamento con apposite microspie.
L'incarico viene assegnato al nostro zelante Wiesler: attento e rigoroso redige pazientemente i verbali di quanto ascolta attraverso i microfoni nascosti.
È convinto della potenziale pericolosità delle due persone che deve controllare e, nella sua ideologia poliziesca e nella fedele appartenenza a un sistema nel quale crede, svolge con scrupolo la sua missione.
Wiesler entra quindi nella vita degli altri, ma il contatto con la realtà quotidiana dei due artisti insinuerà in lui emozioni mai provate.
Lungo il labirinto delle intercettazioni il dubbio si fa strada nella mente di questo eroe tragico e chiuso, disperato nella sua solitudine e nella sua vita fatta di niente.
Aggiustamenti, correzioni, modifiche, invenzioni: i suoi diligenti verbali disegnano ora un'altra realtà e, nascondendo un possibile reato, tradisce il regime e contribuisce a salvare l'eroe buono.
Sospettato dai vertici del sistema, viene retrocesso al grado di impiegato d'ordine e relegato ad aprire la corrispondenza con il vapore, ma mantiene intatto il suo spirito di appartenenza non più a un sistema politico ma esistenziale di una umanità costretta a fare i conti con la qualità più preziosa della vita: la dignità.
Finirà a fare infine il postino nella Berlino ormai senza muri e quando si troverà davanti a una vetrina in cui si reclamizza il libro che lo scrittore Dreyman ha scritto sulla vicenda, "Sonata per le persone buone", andrà a comprarlo, non per regalarlo - come gli chiede il commesso della libreria - ma per sé stesso. Il libro è infatti dedicato "con gratitudine" a HGW XX/7, il suo nome in codice quando lavorava per la Stasi.
Le prime inquadrature del film sono due scritte: «La Glasnost è ancora lontana. La popolazione della Ddr è tenuta sotto controllo dalla Stasi, la polizia segreta della Germania Est» e «Con 100.000 uomini e 200.000 informatori la Stasi tutela la sicurezza della Dittatura del Proletariato. Suo obiettivo dichiarato è quello di "sapere tutto"».
Il film è un piccolo capolavoro non reclamizzato e passato quasi inosservato nelle sale (è ancora disponibile su RayPlay).
Il giovane regista e sceneggiatore von Donnersmark ha svolto per alcuni anni accurate ricerche e sfogliato migliaia di documenti degli archivi della Stasi, resi pubblici dopo la caduta del muro di Berlino.
Attraverso la lettura di quelle pagine egli - e con lui tutti i Tedeschi - scoprono una realtà più cruda e squallida di quel che si sarebbe potuto credere.
Una enorme ragnatela di circuiti e cavi telefonici che percorreva le pareti degli edifici pubblici e privati, attraversata da conversazioni private, politiche, intime: catturate al solo scopo di avere un pretesto per arrestare, interrogare, torturare il maggior numero di cittadini. Ragnatela stesa non per prevenire reati ma per trovare eventuali - e talvolta discrezionali - prove di colpevolezza.
Perché ritornare a un film - bellissimo - di tanti anni fa?
Intanto una semplice constatazione: HGW XX/7 entrava nella vita di due persone come ufficiale superiore su delega di un colonnello e su ordine di un ministro, un caso eccezionale. Nella nostra Italia, sotto la spinta del codice garantista del 1989, è sufficiente un poliziotto qualsiasi e una sua informativa generica nella quale cita camorra, mafia, appalti, turbative d'asta e simili possibilità e scatta la procedura di intercettazione, magari anche "a strascico".
Rispetto a quanto avveniva sotto la Ddr le cose vanno decisamente peggio.
Ora l'arrivo di un nuovo personaggio al Ministero della Giustizia ha riportato in primo piano, anche in Italia, il problema delle intercettazioni telefoniche, reso ancora più attuale, rispetto ai dilettanteschi apparati della Stasi, dalla proliferazione di sofisticati strumenti tecnologici di captazione spinti fino all'inverosimile.
Mi sono spesso chiesto quando tali intercettazioni possono essere disposte, chi ha il potere di ordinarle, come funzionano, quanto tempo possono durare.
Mi sono arreso.
Ormai non c'è nessun processo di una certa rilevanza nel quale le intercettazioni telefoniche e ambientali non siano fondamentali. Si parla spesso anche di abuso delle intercettazioni, di ingerenza dell'autorità giudiziaria nell'utilizzo e nella gestione di questo strumento investigativo.
È senza dubbio una materia molto delicata poiché sono investiti diritti costituzionalmente garantiti dall'articolo 15, quali la libertà e la segretezza delle comunicazioni o quella della segretezza della corrispondenza.
Materia quindi di estrema complessità e delicatezza.
In quanto in potenziale contrasto con l'art. 15 della Costituzione, i limiti della sua ammissibilità e le modalità di utilizzo sono strettamente normati - in via generale - dall'art. 266-bis del Codice di Procedura Penale.
L'intercettazione di conversazioni o comunicazioni telefoniche è consentita esclusivamente nei procedimenti relativi a determinati reati.
Esaminando le fattispecie previste sono stato preso dallo sconforto. Le ipotesi ammesse sono infinite: delitti non colposi per i quali è previsto l'ergastolo o la reclusione superiore nel massimo a cinque anni; delitti contro la pubblica amministrazione (anche qui con pena a cinque anni); delitti concernenti sostanze stupefacenti o psicotrope; armi e sostanze esplosive; contrabbando; ingiuria, minaccia, usura, attività finanziaria illecita, manipolazione del mercato; adescamento, sfruttamento di minorenni; commercio di sostanze alimentari nocive, contraffazione, adulterazione, frodi; atti persecutori.
Di sicuro ne ho saltato qualcuna; in pratica, a mio avviso, si può intercettare per qualunque motivo.
Ma anche quando le intercettazioni sono ammissibili, il Pubblico Ministero deve chiedere l'autorizzazione al Giudice per le Indagini Preliminari, il quale la concede ove valuti la sussistenza di gravi indizi di reato e l'assoluta indispensabilità delle stesse ai fini della prosecuzione delle indagini.
Se si è in presenza di una situazione di particolare urgenza, il Pm può comunque iniziare l'attività di intercettazione, salvo poi farsi rilasciare a posteriori l'autorizzazione dal Gip entro 48 ore.
In pratica quindi non solo si può intercettare per qualunque motivo ma anche senza preventiva autorizzazione.
Le intercettazioni vanno condotte dal Pm personalmente o avvalendosi di un ufficiale della Polizia Giudiziaria: modalità a durata sono rimesse alla sua discrezione, in teoria massimo per 15 giorni.
Gli impianti di intercettazione? Installati nella Procura della Repubblica, ma ci si può avvalere anche di impianti di pubblico servizio.
Regole stringenti ognuna delle quali ha mille eccezioni e una libertà (discrezionalità) infinita.
Mi fermo per amor di patria.
Certo, non sempre le intercettazioni possono essere utilizzate, se ad esempio riguardano persone vincolate al segreto professionale o se riguardano certe categorie di soggetti per i quali è necessario un altro filtro; su questo argomento è meglio sorvolare.
Circa la loro riservatezza stendiamo un altro velo pietoso: certi giornali sono pieni di "rivelazioni" che mai sarebbero dovute diventare di pubblico dominio.
Ricordiamo sempre che è punibile ogni pubblico ufficiale o magistrato che «violando i doveri inerenti alle funzioni o al servizio, o comunque abusando della sua qualità, riveli notizie di ufficio, le quali debbano rimanere segrete, o ne agevola in qualsiasi modo la conoscenza» (articolo 326 del Codice Penale); non ho conoscenza di nessuna punizione per le intercettazioni finite sui giornali.
Ora questo aggrovigliato e confuso nodo da districare è nelle mani del nuovo governo e non sarà facile uscirne.
E allora se vale il detto «male non fare, paura non avere» che a tanti piace, una soluzione potrebbe essere quella di promulgare una legge che liberalizzi le intercettazioni.
Tutte, pubbliche e private: dal Presidente della Repubblica, al mio giornalaio; dai mafiosi, ai manager, alle portinerie dei palazzi.
Mettiamo i "trojan" in ogni apparato (del resto gli smartphone sono già potenzialmente ricettivi). In tal modo le conversazioni, i messaggi, la posta elettronica - tutto insomma - degli Italiani, tutti gli Italiani - saranno disponibili a magistrati, avvocati d'accusa e di difesa e, soprattutto, ai giornalisti.
Si romperebbe in tal modo il triangolo evocato da Palamara - magistrati, partiti politici, giornali - utilizzato finora per meri motivi strumentali.
Del resto può anche avverarsi e rendere concretezza all'assunto di Piercamillo Davigo: «Non esistono innocenti, ma solo colpevoli non ancora scoperti».
Per informazioni più dettagliate ci si può rivolgere alla Cina di Xi Jinping: i metodi della Stasi sono ormai obsoleti.
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