Excalibur rosso

L'elezione di Elly Schlein e il destino della sinistra

Primi segnali di vitalità, ma dalla sinistra ci si dovrebbe aspettare molto di più

di Angelo Abis
le due primedonne
Le due primedonne
Una donna pressoché sconosciuta sino a qualche mese fa, Elly Schlein, è riuscita nella corsa alla segreteria del Pd a battere il noto e collaudato, nonché "moderato", Bonaccini.
Come a dire Garibaldi batte Cavour, senza offesa per i padri della Patria.
Lasciando perdere gli apprezzamenti sul fisico della leader, roba da bar di periferia, i giudizi secondo cui la Schlein sarebbe "inesperta", neofita e anche dilettante cozzano col fatto che sia riuscita a scalare il secondo partito d'Italia contro il parere degli stessi iscritti, dimostrando così di essere tutt'altro che una vispa teresa.
Né ha accettato, al di là della logica dialettica politica, di assumere il ruolo della castigamatti della Meloni.
La quale Meloni, che per ovvie ragioni le donne le conosce meglio degli uomini, si è congratulata per la sua elezione dicendo anche che si aspetta da lei una dura e lunga opposizione, un modo tutto femminile per dire: «tu fai serenamente l'opposizione, ma non cercare di scalzarmi o di delegittimarmi».
E infatti la Schlein ha sempre mantenuto nei confronti del governo, almeno in parlamento, un tono misurato.
Al momento sono ben altre le preoccupazioni della leader democratica: stabilire una effettiva leadership sul suo partito, cosa non facile, e, soprattutto, riuscire a mettere sotto un unico ombrello Il Pd, I grillini di Conte e il centro di Calenda e Renzi; impresa difficilissima, ma come la storia ci insegna in politica difficile non vuol dire impossibile: qui si gioca la bravura di un leader.
Ma anche se la Schlein riuscisse a conseguire tutti questi obbiettivi, risolverebbe solo in parte la crisi della sinistra, che non è tanto questione di uomini, di forza politica o capacità di operare, ma di aver perso per strada la capacità di elaborare nuove idee e un entroterra culturale ben ancorato alla realtà nazionale.
In parole povere la sinistra, storicamente, è sempre andata alla caccia di miti, idee, valori, culture proprie di altri stati, come se l'Italia, che in proposito non ha niente da imparare da chicchessia, fosse un deserto dove cresce solo sterpaglia.
Salvo poi lamentarsi, quando le masse - di cui si proclama unica paladina - l'abbandonano, di essere vittime del fascismo, del populismo, del nazionalismo, ecc..
Si è la Schlein posta questo problema? Se non altro per capire da che cosa è derivato l'inedito successo della Meloni.
Noi ci auguriamo di s&√¨grave; perché riuscire a creare ex novo una sinistra "nazionale" non sarebbe un bene solo per la sinistra, ma per l'intera Nazione.
Abbiamo un solo timore: tutti gli esponenti della sinistra che nel corso della storia hanno provato a impostare un discorso di socialismo patriottico o nazionale sono finiti molto male.