EXCALIBUR 110 - novembre 2019
in questo numero
Biografia di un leader: Matteo Salvini
La giornalista Chiara Giannini e Angelo Abis dialogano sullo "spessore" della leadership salviniana
di Angelo Abis
Angelo Abis e Chiara Giannini
Venerdì 15 novembre scorso, nella sede dell'associazione "Spazio non conformi", in Via Cervi 7 a Cagliari, ha avuto luogo la presentazione del libro "Io sono Salvini", curato dalla giornalista Chiara Giannini.
Dietro richiesta di un amico di "Casa Pound" ho avuto il gradito compito non solo di presentare l'autrice del libro, ma anche di interloquire con lei per delineare la figura di Matteo Salvini.
Come premessa mi corre l'obbligo di spiegare chi è Chiara Giannini, giornalista de "Il Giornale" assurta alla notorietà per aver pubblicato l'intervista a Salvini con la casa editrice Altaforte, considerata vicino a Casa Pound, con tutto quello che ne è conseguito in termini di ostracismo, di calunnie e di campagne mediatiche contro.
A questo punto devo ricorrere allo scritto di un suo collega che, essendo Chiara ricoverata in ospedale, da cui pensava non sarebbe uscita viva, per essere operata di cancro, così si espresse a mò di epitaffio:
«Una donna cocciuta come il peggiore dei muli. Forte come l'acciaio nel lavoro, fragile come il cristallo nei sentimenti [...]. Aveva una sana follia in sé, quella delle persone che cambiano il mondo con le loro lotte giuste o sbagliate che siano [...]. L'avevo vista perdere la testa per il suo amore più grande, logorarsi fino a ridursi pelle e ossa [...]. Lei affermava che l'avevano salvata gli amici. Non era vero.
Era un amore ancora più grande ad averla salvata: quello per il giornalismo.
Neanche il cancro era riuscito a farla fuori, almeno nei primi momenti; la sua corazza coriacea, forgiata in anni di dolori e delusioni, aveva contribuito a far sì che non si piegasse più come una canna al vento davanti alle ostilità della vita [...].
Per questo oggi io scrivo di lei, di questa Oriana ai tempi di Facebook, uccisa dal cancro, ma viva ancora nei ricordi di chi l'ha conosciuta
».
Per fortuna sua e nostra non morì, tant'è che riportò lo scritto del collega nel libro "Come la sabbia di Herat", edito sempre dalla casa editrice Altaforte nel 2018, dove Chiara dà il meglio di sé sia come donna che come giornalista corrispondente di guerra.
Avendola conosciuta personalmente, a parte l'aspetto giovanile - dimostra almeno dieci anni di meno di quelli che ha - capisci subito che l'apparente tranquillità nasconde una personalità forte e aggressiva, tipica dei Toscani, lei infatti è di Livorno.
E come i Toscani è intransigente e faziosa. Non la faziosità delle persone ottuse, bensì quella per cui le idee che professi sono parte integrante della tua personalità, del tuo essere, e vanno difese, costi quel che costi. È poi una faziosità dinamica, offensiva e non difensiva, tant'è che adesso Chiara sta lavorando per creare una associazione dei giornalisti indipendenti e di destra da contrapporre all'ordine nazionale dei giornalisti in mano alla sinistra.
Detto questo veniamo alla presentazioni del libro su Salvini.
Ne salta fuori un leader che è esattamente come appare: niente doppia personalità, atteggiamento aperto e solare, una comunicazione efficace fatta di un linguaggio diretto, una grande capacità di ascolto e di percezione dei problemi, delle angosce e delle paure che affliggono la società italiana. Un leader positivo che suscita certezze e speranze e un leader che porta avanti progetti di grande spessore con tenacia e pazienza.
È riuscito a trasformare la Lega da movimento secessionista, circoscritto all'Italia del nord, in una forza nazionale, fortemente identitaria, ma non chiusa in sé stessa, bensì aperta ai tanti movimenti identitari che vanno sorgendo in Europa.
Non per nulla oggi Salvini è riconosciuto come capo del cosiddetto fronte sovranista, alternativo allo schieramento liberal-socialista impersonato da Macron.
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