EXCALIBUR 119 - ottobre 2020
in questo numero

Il "nostro" 25 aprile (da Excalibur 99 Speciale)

La guerra civile italiana: una ferita ancora aperta

di Emilio Belli
Da 72 anni si celebra in Italia con molta enfasi la "Giornata della Liberazione" senza che vi sia alcuna intenzione di una possibile pacificazione fra gli antichi nemici, non essendo mai venuto meno nel tempo lo spirito di vendetta che tanti lutti ha causato durante i venti mesi della guerra civile e anche in seguito. Poiché era la vendetta sui fascisti e non la cacciata dei Tedeschi l'obiettivo che si prefiggeva il C.L.N. con la feroce mattanza cominciata il 25 aprile 1945 e può ritenersi certo che quel sanguinoso epilogo non avrà mai fine, poiché la sinistra continua a rinfocolare l'antifascismo educando all'odio le nuove generazioni.
Per comprendere cosa sia stata la Resistenza bisogna ripercorrere gli eventi del 1943: la caduta del fascismo, lo sbarco degli Alleati in Sicilia e il disastroso armistizio che comportò la dissoluzione delle Forze Armate e l'occupazione del territorio nazionale da parte germanica: inevitabile corollario fu l'internamento di 800 mila militari italiani nei lager tedeschi. Oggi che si dispone di una più affidabile letteratura su quel periodo, grazie soprattutto alla corposa "Storia della guerra civile in Italia" di Giorgio Pisanò, è possibile farsi un'idea abbastanza precisa circa l'origine e lo sviluppo della lotta partigiana. Inizialmente essa ebbe un avvio incerto, potendo contare su poche migliaia di sbandati del Regio Esercito che, rimasti privi di ordini, avevano cercato scampo in montagna per sfuggire alla cattura tedesca.
Dopo l'armistizio il fenomeno ribellistico si presentava quindi irrilevante, mentre la parte fascista aveva ripreso vigore e con la riapparizione del Duce sulla scena politica non mancarono gli sforzi per rimettere in piedi l'Esercito, riprendere il controllo del territorio e rivitalizzare l'apparato statale. In questa fase, per quanto difficilissima, sarebbe stato ancora possibile evitare la guerra civile, seguendo la via della pacificazione prospettata dal filosofo Giovanni Gentile, ma non vi erano gli uomini che potessero farsi carico di un compito di così elevato valore morale.

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