EXCALIBUR 108 - luglio 2019
in questo numero
"La tomba di Dio" di Giulio Meotti
Un altro libro scomodo per la nostra cultura nichilista
di Angelo Marongiu
Sopra: Giulio Meotti, "La tomba di Dio"
Sotto: l'inascoltata disperazione dei cristiani abbandonati
Giulio Meotti è un giornalista e scrittore decisamente fuori dagli schemi, che non ha timore di affrontare temi che la maggior parte della nostra stampa e cultura rifugge.
Ne sono testimonianza, altre ai suoi articoli su "Il Foglio", i numerosi libri da lui pubblicati soprattutto con piccoli editori: "Israele. L'ultimo Stato europeo", "Ebrei contro Israele" e "Non smetteremo di danzare" sul problema dell'odio e sul sistematico e ignorato stillicidio di vittime in Israele, "Il processo della scimmia" sulla politica eugenetica negli Stati Uniti d'America, "La fine dell'Europa", "Il suicidio della cultura occidentale" ed ora quest'ultimo terrificante libro dal titolo significativo: "La tomba di Dio" con un esplicito sottotitolo "La morte dei cristiani d'Oriente e l'abbandono dell'Occidente".
Nelle oltre 300 pagine del suo volume Meotti documenta con una massa enorme di dati, notizie, interviste e dichiarazioni, quello che sta succedendo in una terra tanto vicina a noi, ma mai così lontana dall'attenzione e dalla sensibilità della nostra stampa.
Villaggi divenuti fantasma, stragi di religiosi e civili, stupri, rapimenti, persecuzioni di massa, fosse comuni, conversioni forzate: è questo il destino delle popolazioni cristiane sotto l'Islam radicale degli ultimi anni.
È uno di quei libri scomodi da leggere perché mostrano senza alcun velo la nostra ipocrisia e la nostra miseria a tutti i livelli: della gente comune che ha la scusante di non essere informata, ma soprattutto della nostra classe intellettuale, politica e soprattutto religiosa.
«L'Europa, il mondo occidentale, la comunità internazionale, le élite si sono manifestati in questo genocidio o estirpazione con una scandalosa indifferenza, debolezza, vigliaccheria, voltafaccia. Il silenzio delle classi dominanti, della politica, dei media e degli intellettuali è stato assordante».
Queste amare riflessioni arrivano a pagina 189 del volume, dopo che Meotti ha elencato con tono straniato ed una ricchezza di dati ciò che i cristiani d'Oriente hanno subito in tutti questi anni da parte dei "fratelli" islamici. In nome di Dio, naturalmente.
In questi ultimi anni oltre un milione di cristiani hanno dovuto abbandonare l'Iraq per poter aver salva la vita: profughi e perseguitati religiosi. Cristiani indigeni, legittimi abitanti di una terra nella quale hanno custodito per duemila anni la loro fede religiosa, la culla del primo cristianesimo.
Bat Ye'or, Ebrea nata in Egitto e residente - per ovvi motivi - in Inghilterra, autrice del profetico libro "Eurabia" e presentatrice del presente libro, sostiene che il cristianesimo sia ormai estinto: «L'Europa senza dubbio non è più cristiana nel momento che dimostra una simile indifferenza di fronte all'angoscia dei suoi correligionari».
Le chiese in Medio Oriente hanno subito una liquidazione fisica e simbolica ed i cristiani perseguitati sono "i cani randagi" dell'Occidente. Stanno ormai scomparendo le più antiche minoranze cristiane che custodivano con amore la lingua aramaica, la lingua di Gesù. Questo fatto non ha generato emozioni nell'Occidente, pronto a scendere in armi per altre meno nobili cause. Questo libro non è stato recensito che da pochissime testate, a testimonianza dell'indifferenza con la quale vengono accolti argomenti scomodi.
Perché, come ha detto un arcivescovo in Iraq, «l'Occidente tiene più alle rane che a noi cristiani».
Su questo tema un cristiano cattolico è certamente condizionato dalla posizione del clero cattolico italiano. Testate come "L'Osservatore Romano", o "Avvenire" o "Famiglia Cristiana" si preoccupano maggiormente della sciocchezze che riguardano il rosario di Salvini e dello sbarco dei migranti che di ciò che sta accadendo in quelle terre che dovrebbero essere a noi così care.
«Tanti sacerdoti hanno chiesto di aprire ai migranti del Medio Oriente venuti dal Mediterraneo, ma senza spendere una parola sui cristiani massacrati, torturati, sterminati in Medio Oriente». E Meotti elenca gli infiniti appelli giunti da quelle terre desolate e le invocazioni di aiuto dei colleghi siriani e iracheni che lamentano la situazione tragica delle loro terre, ma le loro voci sono sistematicamente cadute nel vuoto.
Ma non c'è da stupirsi di questa assurda posizione della Chiesa.
Se l'arcivescovo di Mosul, che viveva ed officiava clandestinamente in una semplice casa, mimetizzata tra infinite case tutte uguali - non certo in un attico di 400 metri quadri, come qualche suo collega - levava la sua voce disperata in cerca di aiuto, come poteva sperare di essere ascoltato da Roma, in tutt'altro impegnata?
Nel 2004 il futuro Papa Benedetto disse: «La multiculturalità che viene continuamente e con passione incoraggiata e favorita, è talvolta soprattutto abbandono e rinnegamento di ciò che è proprio, fuga dalle cose proprie».
Nel 2016 Papa Francesco affermò: «L'identità dell'Europa è, e lo è sempre stata, un'identità multiculturale».
Sono due Papi della stessa Chiesa? Oppure siamo in presenza di due religioni diverse?
Meotti elenca chiese abbattute, cristiani massacrati, fosse comuni, cristiane stuprate: un elenco da far indignare ogni persona intelligente, ma che non ha certo smosso il vertice di Santa Romana Chiesa.
Ancora Meotti afferma: «in questo senso Benedetto XVI potrebbe aver rappresentato 'l'ultimo Papa' a parlare del destino della civiltà europea, come se adesso il cristianesimo fosse chiamato a migrare in un altro continente per sopravvivere, e alcuni direbbero, per rinascere».
Il filosofo francese Alain Finkielkraut ha scritto che Papa Benedetto «ci ha lasciato notevoli testi filosofici, come la sua conferenza a Ratisbona, dove spiega che l'Europa è nata dalla confluenza della spiritualità biblica e delle domande greche. Questa eredità è ora in discussione. L'Europa rischia di perdere la sua anima. Il cristianesimo è in una posizione di debolezza. È perseguitato ad Oriente e ridicolizzato in Occidente».
È quell'odio di sé che Papa Benedetto sosteneva essere la patologia dell'Occidente.
Meotti, con molta cautela, afferma che «una certa prudenza di Papa Francesco nei rapporti con l'Islam è senza dubbio giustificata dal destino sempre più terrificante che attende i cristiani in terre musulmane, dal Pakistan alla Siria, dove in molte aree devono sopportare uno stato di sottomissione e che li spinge sempre più alla morte e all'esilio [...]. Il rischio però è che questa strategia sia compresa, da entrambe le parti, e nel caso sia soltanto omertà e prudenza, come una capitolazione della Chiesa alle intimidazioni e alle minacce».
Quindi solo politica, non testimonianza di fede, non denuncia, non ribellione. L'Islam come nuovo Hitler: ed il silenzio della Chiesa, allora - per non creare maggiori problemi - portò alle conseguenze che tutti conosciamo. Sei milioni di morti.
Ci si è chiesti come mai nei barconi che arrivano in Italia tramite le tanto caritatevoli Ong ci sono solo musulmani? I pochi Nigeriani cristiani in fuga dai massacri di Boko Haram che hanno avuto la sventura di imbarcarsi su questi barconi della disperazione sono stati caritatevolmente gettati in mare a lasciati affogare dai nostri "fratelli in Dio" di religione musulmana.
Del resto le prove di questo annientamento dei cristiani sono cominciate tanti anni fa: lo scorso 24 aprile gli Armeni hanno celebrato il loro giorno della memoria, il Metz Yeghèrn (il Grande Male), quando il Triumvirato di Costantinopoli cominciò lo sterminio di quella che allora era la comunità cristiana più numerosa del Medio Oriente. Anche allora l'Europa stette a guardare ed i Tedeschi, presenti in forze nell'Impero Ottomano, stettero a guardare ed imparare.
È un libro da leggere per vergognarsi, come Europei e come cristiani, per un'Europa e - soprattutto - per una Chiesa che si rifiuta di prendere atto, in nome di un'assurda fratellanza con l'Islam, di una realtà che pretenderebbe grida di richiamo e di disperazione.
Ma ormai la Chiesa fa solo politica: si preoccupa del clima, dei salari, dei capitalisti e non si vergogna, con la sua più alta autorità, di inginocchiarsi e baciare le scarpe di un qualunque dignitario del Sudan.
Anche quel gesto è "la Tomba di Dio".
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