EXCALIBUR 38 - settembre/ottobre 2002
in questo numero

Auguri Presidente!

Sul n. 3 del 2002 del mensile "Nuova continuità ideale" della "Unione Nazionale Combattenti della R.S.I." un significativo articolo sulla politica del Berlusconi Ministro degli Esteri

di F.P. d'A.
È interessante osservare il Presidente del Consiglio che s'affretta e s'adopera a rimescolare le carte del "vecchio mondo" in crisi d'identità! In effetti il crollo dell'Unione Sovietica, come elemento di contrappeso fra le opposte potenze, ha tolto all'Europa il ruolo di abile e arruolata in caso di conflitto, necessario supporto per gli U.S.A. e comunque elemento importante nello schieramento delle forze atlantiche.
Venendo a mancare la necessità di tale supporto, gli U.S.A. confermano all'Europa il ruolo di "alleato", ma solo per non irritare i suscettibili Francesi, per tenersi buoni gli ormai sperimentati e leggendari teutonici, coltivare la sacra unione di sangue con Albione. Ahinoi, il resto dello schieramento europeo, fra cui l'Italia, è di poco peso o, come più volte garbatamente è stato detto dai nostri amici e alleati, not influent, ininfluente.
In realtà non è solo la buona volontà che evita all'Europa di essere messa da parte. Esistono altre condizioni di opportunità o di necessità per gli U.S.A.. La disponibilità di basi strategiche e, non certo a buon mercato per l'Europa, grosse forniture di armi, aerei, strumentazioni sofisticate, parti di ricambio, assistenza, ecc.; in altre parole, un colossale giro di scambi con il vecchio continente. Si deve dare atto a Berlusconi di essersi mosso abilmente in questo groviglio oltremodo intricato.
Come prima mossa si è avvicinato alla Spagna e all'Inghilterra (garante degli U.S.A. in Europa), confermando la fiducia americana e formando un possibile nucleo alternativo al predominante asse franco-tedesco. Successivamente ha indirizzato la sua politica verso la Russia, dapprima mediando un accordo fra U.S.A. e Russia con il risultato apprezzabile dell'ingresso di quest'ultima nella N.A.T.O., poi lavorando per una estensione della U.E. a Est, comprendendo la Russia in un disegno che, se mai si realizzerà, potrebbe essere degno di un Richelieu! Esagerazione? Può darsi!
Sarebbe limitativo pensare che il lavorio del Presidente Berlusconi abbia come unico scopo l'apertura all'Italia dei futuri mercati orientali; questi, infatti, seguono e non precedono un disegno politico! È più probabile che, essendo Berlusconi "uomo di sogni alati", di grandi progetti e di capacità realizzative non comuni, stia coltivando nel suo animo l'idea di una Europa federata finalmente assolta dalla pesante ipoteca americana. Una gravosa ipoteca che costa agli stati europei, da cinquant'anni, una assoluta sudditanza, non solo come potere militare e quindi come peso politico internazionale, ma anche nella lotta per la conquista dei mercati necessari alla propria espansione industriale ed economica.
Oggi l'Europa deve pagare dazio agli Stati Uniti non solo per le armi e le tecnologie più avanzate, ma anche per le ricerche tecniche e scientifiche che sono alla base dell'attuale forma di progresso industriale, sociale ed economico. Per fare un esempio, gli sforzi dei consorzi europei per tenere il passo nello sviluppo dell'Aviazione sia militare che civile sono naufragate nel ridicolo di fronte ai costi elevatissimi per la ricerca, la progettazione e la produzione. Il motivo non è la mancanza di capacità tecniche, di cui l'Europa non difetta, ma il potenziale mercato, che è praticamente chiuso ai nostri prodotti, la forzata dipendenza della tecnica europea dai brevetti e prodotti U.S.A. (tutta la strumentazione e i più sofisticati congegni e sistemi di segnalazione, riconoscimento e comunicazione sono esclusivamente americani). Non esiste prodotto europeo che sia vendibile nel mondo senza la fortissima partecipazione U.S.A., e, per fare un esempio, il famoso "Concorde", ambizioso progetto fallito miseramente, era per oltre il 40% legato a brevetti e prodotti U.S.A..
Negli altri campi di importanza strategica ed economica internazionale (petrolio, energia, telecomunicazioni, farmacologia e medicina), l'Europa non è che il povero trovatello aggrappato alla gonna della mamma adottiva U.S.A., generosa ma esigente e autoritaria.
Riuscirà il "nostro" uomo, la cui forza sta esclusivamente nelle sue, pur considerevoli, capacità manageriali, a costruire un castello che finora si presenta come un castello di carte da gioco? Ci sarebbe da stupirsene! Ma il futuro dell'Italia non può venire che dalla vincita di questo grande "torneo di poker", dove, come altri ben noti tentarono di fare prima di Berlusconi, si gioca scommettendo, stavolta poco per fortuna, su una combinazione di carte debolissima, cercando di utilizzare le incertezze e debolezze e forse anche le ingenuità e le svogliatezze degli altri giocatori.
Auguri, Presidente!
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