EXCALIBUR 158 - settembre 2023
nello Speciale...

Il piano di attacco

Sotto l'aspetto operativo, si rivelò determinante l'incontro avvenuto il 14 settembre a Tempio fra Basso e Lungershausen, avendo entrambi necessità di guadagnare tempo: il generale tedesco per completare lo sgombero, nutrendo il timore di essere imbottigliato in un territorio poco favorevole a fronteggiare un eventuale attacco; quello italiano per attestare le sue truppe in Gallura e portare in linea l'artiglieria, alla quale avrebbe dovuto far ricorso per sloggiare dalla cittadina il forte presidio tedesco. Dopo inevitabili schermaglie si concordò una tregua fino al giorno 17.
Una lettura superficiale dei fatti potrebbe far ritenere che fosse Lungershausen a dettare la strategia, ma le cose non stavano così, poiché Basso aveva un suo progetto di attacco che prese corpo mentre attraversava Tempio per raggiungere il Comando della IV Brigata Costiera, dove avrebbe incontrato il generale tedesco; come egli stesso rammenta, ebbe infatti l'opportunità di accertare che l'abitato era presidiato in forze dalla fanteria e che cannoni e carri armati ne controllavano gli accessi da Sud.
Per attaccare, Basso poteva mettere in campo due Divisioni, forti di 26.000 uomini, con i relativi reggimenti di artiglieria, ormai prossimi alla cittadina, ma intendeva portare in linea altri reparti meglio addestrati, appoggiati da cannoni e mortai per circondare Tempio e tagliare le vie di rifornimento. In sostanza, quella concepita dal nostro generale era un'azione di ampio respiro, offrendone un chiaro indizio i movimenti di truppe in atto nel Campidano fin dal 15, giorno in cui il 45º Reggimento della Sabauda con il Comando tattico divisionale e un Battaglione controcarro da 47/32 furono trasferiti per ferrovia fino a Macomer, mentre il 16º Reggimento Artiglieria, 2 compagnie Mortai da 81 e la Batteria autoportata da 90/53 dislocata a Serramanna si mossero con i propri mezzi: l'utilizzo della linea ferroviaria Cagliari-Olbia fino a Oschiri avrebbe agevolato la fanteria, limitando il tratto da percorrere a piedi ai soli 30 km della rotabile Oschiri-Tempio.
Trattandosi di un'operazione logistica impegnativa è difficile, era difficile ritenere potesse condursi a termine prima del 19 settembre, pertanto la Calabria e la Bari avrebbero dovuto ingaggiare combattimento al più presto per tenere impegnati i Tedeschi fino a quella data. L'attacco ideato da Basso perse però consistenza fin dal 15, poiché Lungershausen, per sveltire l'evacuazione, fece sgombrare sia Tempio che La Maddalena, come pure la "Zona Logistica" di Monti e Olbia. L'aeroporto di Venafiorita fu abbandonato per ultimo, dopo aver fatto saltare la pista e distrutto 21 caccia della Regia Aeronautica, privando in tal modo le truppe italiane di copertura aerea. Come ritorsione Basso anticipò l'offensiva, ordinando a Marisardegna di far aprire il fuoco sui natanti in navigazione nello Stretto, poco però si poteva fare con una sola batteria efficiente.
Qualche risultato fu ottenuto il 16 settembre da 4 trimotori Cant Z 1007 decollati da Alghero, che attaccarono con bombe da 50 kg. un convoglio di motozattere e le installazioni di Porto Vecchio. La ritirata tedesca dalla Gallura orientale favorì l'avanzata delle truppe italiane che si attestarono nel Tempiese, ma pur sollecitato da Basso ad "addentare il nemico", il XXX C.d'A. passò all'offensiva solo il 17, muovendo verso Bassacutena e Palau con tre colonne formate da reparti della Calabria, della Bari e del Raggruppamento Scalabrino. Sebbene fosse disponibile una forza più ragguardevole si passò all'azione con l'equivalente di una divisione di fanteria, un reggimento rinforzato di artiglieria da campagna, un gruppo contraereo da 75/46 e una quarantina di mezzi corazzati di tipo medio e leggero.
L'attacco ebbe comunque buon esito, soprattutto per il fatto che si svolse nella fase più critica per i Tedeschi, quando si trovavano ammassati nella zona di Santa Teresa di Gallura. Tuttavia, l'annientamento auspicato dal Comando Supremo per guadagnare prestigio agli occhi degli Alleati non vi fu e l'offensiva, benché avviata con apprezzabile decisione, si limitò a modesti scontri con le retroguardie tedesche, che sfruttando gli appigli naturali e avvalendosi di interruzioni stradali e campi minati riuscirono a contenerla.
L'azione più incisiva fu quella dei battaglioni della Bari, che alle 20 occuparono Bassacutena e Arzachena, catturando numerosi prigionieri e svariato materiale, per poi congiungersi verso le 22 a Palau con i reparti della Calabria.
Nel tardo pomeriggio del 18 settembre fu raggiunta anche Santa Teresa, quando ormai l'ultimo scaglione tedesco traghettabile aveva lasciato il suolo dell'Isola.
Ne consegue che gli Alleati si insediarono a sgombero già terminato, per cui la Sardegna non rientra nel novero dei territori "liberati".
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