EXCALIBUR 80 - luglio 2014
in questo numero
A est di Kiev è nata l'Unione Euroasiatica
Nasce un nuovo mercato unico di 170 milioni di abitanti e immense risorse energetiche
di Danilo Secci
Sopra: i tre presidenti di Bielorussia, Kazakistan e Russia al momento della firma istitutiva della nuova Unione Euroasiatica
Sotto: il trattato firmato ad Astana per la nascita dell'Unione Euroasiatica dal 1º gennaio 2015 creerà uno spazio economico unico fra i tre paesi
Pochi giorni dopo le recenti elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo, i presidenti di Russia, Bielorussia e Kazakistan si sono riuniti ad Astana per la firma dei trattati istitutivi della nuova Unione Euroasiatica, una sorta di comunità economica che comprende, per ora, i territori di queste tre repubbliche ex sovietiche.
Impegnati a commentare i risultati delle consultazioni elettorali europee, i nostri mass media non hanno dato il dovuto spazio mediatico ad un evento destinato a cambiare i rapporti tra Occidente ed Oriente.
La nascita di questo organismo internazionale viene percepita come una mossa russa finalizzata ad ostacolare lo sviluppo di nuovi rapporti politici ed economici tra l'Unione Europea e i paesi che un tempo facevano parte dell'Unione Sovietica, siano essi europei (come nel caso dell'Ucraina o della Bielorussia), caucasici (Georgia, Armenia, Azerbaigian) o centroasiatici (Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan, Uzbekistan).
Questa tesi diventa ancor più valida se si va ad analizzare l'elenco dei paesi interessati dal "Deep and Comprehensive Free Trade Agreement" (Dcfta), il modello di accordo di libero scambio con l'Ue: tra questi figurano infatti parecchie repubbliche ex sovietiche tra cui la Georgia, l'Armenia e l'Ucraina. Le vicende che seguirono lo sviluppo del Dcfta di questi due ultimi paesi possono essere prese come punti di riferimento per comprendere l'attuale tensione internazionale tra l'Occidente e la Russia.
Dopo quattro anni di trattative commerciali con l'Ue, nell'estate del 2013, a seguito di un incontro tra il Presidente armeno Serzh Sargsyan e il leader russo Vladimir Putin, l'Armenia decise improvvisamente di interrompere il percorso politico ed economico avviato con Bruxelles e di optare invece per una maggiore integrazione economica con Mosca aderendo all'Unione doganale promossa dal Cremlino(1). Visto il precedente armeno, l'Unione Europea ha quindi deciso di mantenere un atteggiamento molto più attento (e attivo) nel caso delle recenti vicende ucraine: gli eventi che hanno sconvolto Kiev lo scorso febbraio sono il risultato della medesima virata in politica estera adottata in precedenza dal governo armeno.
Nel novembre dello scorso anno, l'ormai ex presidente ucraino Victor Janucovic decise di sospendere i negoziati per la firma del Dcfta con Bruxelles e di optare invece per una maggiore integrazione economica (e politica) con Mosca. A conferma del progetto di includere anche l'Ucraina nella nuova Unione Euroasiatica vi sono le dichiarazioni del presidente bielorusso Alexander Lukashenko a margine del summit di Astana: «Abbiamo perduto dei partecipanti per strada. [...] Sono sicuro che presto o tardi le autorità ucraine capiranno dov'è il loro destino»(2).
Da un punto di vista economico, con i trattati firmati ad Astana dal 1º gennaio 2015, Russia, Bielorussia e Kazakistan formeranno un mercato unico, con al suo interno una popolazione di circa 170 milioni di abitanti che deterrà il 20% delle riserve mondiali di gas e il 15% di quelle petrolifere(3).
È importante sottolineare il fatto che l'Unione Euroasiatica mira già ad espandere i suoi confini comprendendo altri paesi facenti parte un tempo dell'Urss: il presidente del Kirghizistan, Almasbek Atambayev, ha espresso da subito la volontà del proprio paese di siglare gli accordi di associazione all'Unione entro la fine dell'anno, estendendo quindi la nuova realtà politica ed economica sull'Asia Centrale(4).
Anche l'Armenia, come accennato in precedenza, ha espresso la volontà di far parte di questo nuovo blocco euroasiatico prevedendo, salvo imprevisti, di firmare gli accordi di associazione nello stesso mese di giugno 2014(5).
L'Occidente dovrebbe guardare con maggiore attenzione a questa nuova realtà politica ed economica internazionale, anche perché l'Unione Euroasiatica rappresenta il tentativo più concreto ed ambizioso di riunificare, non solo da un punto di vista economico e politico, ma anche militare, i paesi che un tempo facevano parte dell'Unione Sovietica. In quest'ottica va interpretata la ratifica da parte del Parlamento kazako dell'accordo con la Russia per la creazione di un sistema regionale di difesa aerea e missilistica, integrando, di conseguenza, quello già esistente tra Mosca e Minsk. E non è un caso che il Cremlino stia lavorando per estendere il nuovo scudo aereo anche all'Armenia, il paese di più immediata integrazione all'Unione Euroasiatica(6).
Nei prossimi mesi la tensione tra Ue e Russia/Unione Euroasiatica sarà destinata a salire vista la "deriva occidentale" intrapresa da altre tre repubbliche ex sovietiche, l'Ucraina, la Moldova e la Georgia, tutte firmatarie dell'accordo di associazione economica con l'Ue siglato in occasione del vertice dei 28 rappresentanti europei tenutosi a Bruxelles alla fine del mese di giugno di quest'anno(7).
L'orientamento a Ovest del nuovo governo di Kiev rappresenta un durissimo colpo per il Cremlino che vedrà fortemente ridimensionata la sua influenza politica e militare sull'Europa e sul Mar Nero(8). Anche la Moldova gode della stessa importanza strategica dell'Ucraina, sebbene la sua estensione geografica sia decisamente inferiore rispetto a quest'ultima. Il confronto tra Chisinau e Mosca è destinato a riacutizzarsi anche per le vicende relative al futuro della piccola provincia separatista filo-russa della Transnistria, sulla quale, fra l'altro, staziona da anni un contingente militare russo. Infine, la Georgia è di sicuro la repubblica ex sovietica più problematica per Mosca (basti ricordare la guerra russo-georgiana dell'estate del 2008), la cui importanza strategica è legata a molteplici fattori. Anch'essa è un'entità statale con uno sbocco costiero sul Mar Nero: questa sua particolarità geografica ha permesso a Tbilisi di essere al centro delle rotte energetiche che vanno dall'Asia Centrale all'Europa e al Mar Mediterraneo. Inoltre, il controllo della Georgia potrebbe garantire a Mosca e alla nuova Unione Euroasiatica quella continuità territoriale con l'Armenia che tutt'oggi manca, influenzando di conseguenza anche l'orientamento politico-internazionale dell'ultima repubblica ex sovietica del Caucaso, l'Azerbaigian.
(1) Marilisa Lorusso, "L'Armenia in bilico preferisce la Russia" (Limes - Rivista Italiana di Geopolitica - n. 2 febbraio 2014, pag. 170)
(2) Antonella Scott, "Putin ridà vita a un'Unione economica" (Il Sole 24 Ore - 29 maggio 2014)
(3) Antonella Scott, "Putin battezza l'Unione euroasiatica" (Il Sole 24 Ore - 30 maggio 2014)
(4) Agenzia di stampa russa Ria Novosti (Ria Novosti - 29 maggio 2014)
(5) Agenzia di stampa russa Ria Novosti (Ria Novosti - 29 maggio 2014)
(6) Agenzia di stampa russa Ria Novosti (Ria Novosti - 15 maggio 2014) - Tutti i paesi interessati dal processo di integrazione promosso ad Astana, con l'aggiunta del Tagikistan, fanno parte inoltre dell'Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (Csto), alleanza militare che si estende dall'Europa Orientale sino ai confini con la Cina.
(7) Fausto Biloslavo, "Un altro pezzo dell'ex Urss molla Mosca e sceglie l'Ue" (Il Giornale - 28 giugno 2014)
(8) La presenza della flotta russa sul Mar Nero è di vitale importanza per le azioni di politica estera di Mosca nel Mar Mediterraneo e Golfo Persico (si pensi, per esempio, alle vicende relative alla crisi siriana dello scorso anno
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