EXCALIBUR 32 - dicembre 2001
in questo numero
Anche l'Italia entra in guerra
Il rombo solitario di un C-130 errante nell'Asia
di Nicolò Manca
Tratto da un testo scolastico di storia dell'anno 2030 prossimo venturo:
«Sul finire del 2001 l'Italia partecipò alla "Enduring Freedom", o guerra afghana, mettendo in campo 1 aereo C-130, 4 elicotteri Mangusta, 30 blindo Centauro, 6 (o 8?) Tornado e 4 navi di una certa età».
Per quanto riguarda il C-130 gli studenti penseranno sicuramente ad un errore di stampa: anziché 1, penseranno, saranno stati 10, se non di più. E invece di un solo aereo si tratta!
Per valutare la dimensione simbolica del concorso fornito alla "Enduring Freedom" dalla quinta (o sesta?) potenza economica del pianeta, facciamo una considerazione di carattere logistico: in combattimento il supporto per un contingente a livello di una brigata richiede giornalmente circa 80 tonnellate di acqua e viveri, 100 tonnellate di carburanti e non meno di 500 tonnellate di munizioni (discorso a parte va fatto per lo sgombero, il ricovero e la cura dei feriti).
Consideriamo ora che il C-130 (aereo da trasporto ancora valido, nonostante sia nato nel 1955) può trasportare, a seconda della missione da compiere, dalle 10 alle 20 tonnellate. Senza addentrarci in altri dettagli, limitiamoci a considerare infine che l'ambiente operativo invernale afghano è caratterizzato dall'impraticabilità delle piste, e conseguentemente i rifornimenti per via aerea potrebbero avere carattere di normalità. Il nostro solitario C-130 potrebbe quindi avere vita dura... ancor prima di fare gli scongiuri contro possibili imprevisti per inefficienze meccaniche. Richiederemo il concorso logistico dagli alleati? Vari fattori (parziale standardizzazione del munizionamento, diversità dei materiali e della ricambistica, ecc.) non consentirebbero di coprire tutte le esigenze.
Per quel che riguarda le 4 navi, tutte varate tra l''80 e l''83, faranno come sempre la loro parte, anche se non se ne intuisce compiutamente la portata, considerato che non ci sono navi, sommergibili e aerei da fronteggiare.
Gli uomini, 2.000 o 3.000 che siano, si faranno onore... almeno finché sarà possibile tenerli laggiù, considerato che sarà difficile, se non impossibile, avvicendarli (come accadde anche lo scorso anno per la missione a Timor Est). Al loro rientro in Patria, sia detto tra noi, sarò il primo a ribadire che non è giusto che le loro famiglie abbiano beneficiato di uno stipendio inferiore a quello percepito dagli altri soldati della coalizione. È vero che il rischio e la vita non hanno prezzo, ma se proprio gliene si deve attribuire uno, perché fare differenze?
Tiriamo le somme, come evitano di fare gli strateghi di casa nostra: finché i mezzi, i materiali e il supporto logistico (retribuzioni incluse) saranno quelli che abbiamo, dopo decenni di disinteresse e di ritardi, la patente di potenza militare di "serie B" non sarà per l'Italia un'amara realtà ma una velleitaria aspirazione. E finché ci nasconderemo dietro il dito dei troppi impegni nelle missioni di pace nei Balcani, continueremo a rinviare i problemi. Vogliamo più volontari? Basta aumentare gli stipendi, come insegnano Americani e Inglesi. Provare per credere! L'Italia, dopo anni di sani tagli alla difesa, destina alle Forze Armate poco più dell'1% del proprio P.I.L., contro il 3% della Gran Bretagna e il 2,5% di Francia e Germania.
I nostri partners hanno le idee molto chiare in merito alla nostra credibilità militare, e per questo la triade anglo-franco-tedesca ci ha chiuso la porta in faccia a Gand, mentre gli Americani, memori del nostro peso militare nella campagna contro Milosevich e nella guerra del Golfo, si sono fatti pregare prima di accettare il nostro tardivo e, temo, ininfluente aiuto.
Tutto questo lo sanno anche i nostri politici, compresi i militari promossi onorevoli, ma quasi tutti si guardano bene dal denunciarlo, in ossequio al primo comandamento del decalogo del quieto vivere: «Tengo famiglia prima e tengo carriera poi».
Come uscire dall'impasse? Tanto per incominciare mettendo sulla poltrona di ministro della difesa un personaggio di grande caratura... Oriana Fallaci, per esempio.
La copertina del libro del Gen. Nicolò Manca"
Premio letterario al Generale Nicolò Manca.
Il Gen. Nicolò Manca, collaboratore di Excalibur, ha vinto il "Fiorino d'Oro" (premio che viene assegnato ogni anno a Firenze) per la narrativa col suo libro "Da Calamosca a Calamosca - Alla ricerca di un esercito" (a fianco la copertina).
L'opera, che è stata scelta fra le oltre 400 presentate, è recensita nel numero 23 di Excalibur.
Al Gen. Manca le più vive congratulazioni della Redazione e di tutti i collaboratori di Excalibur.
tutti i numeri di EXCALIBUR
VICO SAN LUCIFERO