EXCALIBUR 161 - novembre 2023
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Léon Pinsker e l'ostilità verso lo "straniero" ebreo

La copertina del libro di <b>Léon Pinsker</b> (1821-1891)
La copertina del libro di Léon Pinsker
(1821-1891)
Come è inquadrabile, sul piano di una periodizzazione cronologica sufficientemente adeguata, la logica della contrapposizione fra gli Israeliani e le popolazioni arabo-musulmane della stessa area geografica? Nel libro del 2017 mirai a ricostruire essenzialmente le coordinate di senso che possono contribuire alla discussione storiografica a cominciare dalla fine del Diciottesimo secolo (spedizione napoleonica in Egitto), focalizzando quindi l'attenzione specie all'altezza di quanto accadde nella seconda metà dell'Ottocento. Per tale ragione, quindi, ritenni opportuna la particolare considerazione della realtà russa di quel tempo, quando sul suo suolo vivevano cinque milioni e mezzo di Ebrei.
Il medico "alienista"(7) Léon Pinsker, fondatore del movimento "Hovevei Zion"(8), nel 1882, nella sua importante opera "Auto-Emanzipation - Mahnruf an seine Stammgenossen, von einem russischen Jude", spiegò molto brutalmente come il diffuso moto dell'animo definibile come "judeophobia", una specificazione più precisa del generale anti-semitismo (declinabile, all'ingrosso, come odio irriducibile verso la specifica "corrente migratoria" degli Ebrei facenti parte del gruppo dei Cananei), costituisse una manifestazione di una malattia. Per ogni residente, ovunque risieda nel mondo, l'Ebreo è un nomade; per ogni indigeno, è uno straniero: come tale non può chiedere, non può pretendere che quella parte di mondo diventi "casa sua". Prima o poi, meglio prima che poi, dovrà sloggiare. A oggi, come sta sotto agli occhi di tutti, cure efficaci non se ne sono trovate. Le folle che sfilano per le nostre città, da quando ha cominciato a prendere corpo la reazione inevitabile dettata da Netanyahu e dalla segreteria del Likud, gridando a squarciagola lo slogan «Free, free Palestine!», appalesano il volto 3.0 dell'odio per gli Ebrei, perché se potessero parteciperebbero a una spietata caccia all'uomo casa per casa, seguendo precisamente l'esempio che i miliziani della frangia più estrema del "palestinismo" hanno proposto al mondo il 7 ottobre (non per nulla, essi stessi hanno con cura registrato coi loro cellulari quanto facevano)(9). Non può essere un rimedio al male senza cura il vago senso di umanità provabile da un non-Ebreo e, men che meno, la comprensione razionale del fenomeno (come fosse possibile "capire"), che egli visse con profondo dolore nel periodo dal 1871 (pogrom di Odessa) al 1884 (quando diminuì sensibilmente il numero di casi di aperta ostilità nei confronti degli Ebrei). Ma in quella stessa analisi Pinsker affrontò il tema della grande, ennesima delusione derivata dal fatto che, da parte degli Ebrei di Russia, si fosse a lungo, quanto invano, coltivata la speranza di poter finalmente trovare la "propria casa" proprio nel grembo della Grande Madre ("Matu┼íka Rossija"). Non semplice l'esistenza di chi è straniero sempre, straniero ovunque. Per cui Pinsker ripensò alle proiezioni visionarie di Moses Lilienblum(10), arrivando anch'egli a contemplare il viaggio verso Erétz Yisra'él, la tanto agognata Terra Promessa, destinazione contenuta nella Bibbia ebraica(11).
L'emigrazione del 1882 dalla Russia alla Palestina costituì il primo serio e convinto abbandono del "falso sogno della assimilazione"(12). È evidente che non si può assimilare ciò che è di suo inassimilabile, laddove i nuclei di una vera, profondissima cultura lo sono e lo restano, inassimilabili. Quella del popolo degli Ebrei la è, una vera, profondissima cultura. La è, soprattutto grazie all'irriducibile consistenza della Fede su cui si fonda. Tutto il resto è "libertà". Quella stessa libertà che è però storicamente poi scaturita dalla secolarizzazione della società ebraica, con la conquista, da parte di certi suoi membri, dei grandi santuari della finanza mondiale.
(7) Gli "alienisti" erano medici che, nell'epoca immediatamente precedente alla fondazione del metodo scientifico nello studio della psiche, si applicavano sulla osservazione dei comportamenti umani dettati da particolari condizioni mentali.
(8) Organizzazione che pose le basi per la definizione dei caposaldi del moderno sionismo. Furono proprio alcuni membri di Hovevei Zion che nel 1882 posero le fondazioni del primo insediamento ebraico in Terra di Israele formato da emigrati dai paesi dell'Europa dell'Est, inaugurando la comunità Rishon LeZion. Se i Russi, nei decenni precedenti, non si fossero mostrati così tanto intransigentemente contrari alla naturalizzazione degli Ebrei nelle loro città, è molto probabile che tale iniziativa non sarebbe stata promossa. Dall'inizio del 1881 era ripresa in grande stile la campagna di persecuzione, di stampo antisemitica, che aveva resa impossibile la vita agli Ebrei di Russia: nel maggio 1882 lo Zar Alessandro III promulgò quindi una serie di leggi atte a legalizzare l'ondata di discriminazioni che trovava i suoi momenti più drammatici in occasione dei pogrom ricorrenti, all'interno della cosiddetta "zona di residenza" (lungo il confine occidentale dell'impero Russo).
(9) Non si sa fino a che punto in modo consapevole, questi manifestanti, dalle Università Usa fino alle vie di Roma, Parigi e Berlino, inneggiano alla "liberazione" della Palestina, riecheggiano il motto del Movimento per la Palestina Libera, che è un movimento armato dedito alla guerriglia dichiaratamente filo-palestinese ma coltivato in Siria dai Siriani. Una organizzazione che da sempre si oppone all'esistenza stessa dello Stato di Israele: il quale non dovrebbe più esistere perché con la violenza dovrebbe venire sradicato e annientato.
(10) Moshe Leib Lilienblum (1843-1910), scrittore russo di origini ebraiche, preconizzò il ritorno alla Terra Promessa dei Padri.
(11) Della visione di Léon Pinsker si parla al punto (c) del capitolo di introduzione de "La sfida si rinnova" (da pag. 11 a pag. 14). Lì si legge: «Nella primavera 1882 si ebbe la prima "alijà", la prima ondata immigratoria moderna degli Ebrei verso la Casa di Giacobbe. Lo Zar Alessandro II venne assassinato da alcuni terroristi rivoluzionari e il governo additò strumentalmente come responsabili i membri della comunità ebraica: fin dal Medioevo era stato coltivato il sospetto per cui gli Ebrei potessero sacrificare vite umane, anche di bambini, soprattutto in occasione della Pesach, la Pasqua ebraica. Era quella l'occasione propizia per far sfogare la rabbia popolare sugli Ebrei. Pochi mesi dopo i pogrom subiti in Russia occidentale, un bel gruppo di giovani ebrei decise, muovendo da Kahrkov, di far ritorno in Palestina».
(12) Massimo Giuliani, "L'ebraismo", in "La storia - Orizzonti della contemporaneità. Religione e Politica" diretta da Alessandro Barbero, vol. 28, cap. IV, par. 3, pagg. 501-509, Salerno Editore, 2017.
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